Ordine e disordine…

Il disordine ordinato delle reti da pesca -foto Marco Costarelli

Il disordine ordinato delle reti da pesca -foto Marco Costarelli

 

“Non a caso “caos” è l’anagramma di “cosa” e “caso”.

Questa frase, letta qualche anno fa in un libro di Luciano De Crescenzo, omonima del titolo di questo mio pezzo (e che, fra l’altro, consiglio di acquistare qui), mi accompagna ogni volta che mi perdo nei pensieri.

Ogni volta che rifletto sulle cose, ogni idea semplice o bizzarra, nasce sempre da un momento di estrema caoticità intellettuale, a volte rasentando l’assurdo e, spesso, scoprendo che tutto ritorna in ordine, perché da un caos di pensieri, l’abilità sta nel raggiungere un equilibrio racchiuso dentro quell’idea che il disordine (mentale) riesce (non sempre) a partorire.

Allora torna l’equilibrio, quasi per caso. Oggi, attraverso questi intrecci di equilibri fragili, capisco che dovrei tuffarmi di nuovo nel caos, fra le onde delle nozioni, dei pensieri, dei ricordi, degli stimoli troppo quietati nella mente.

Nel mare calmo della ragione, attraversare la fede nel dubbio e, trovare il coraggio di nuotare sopra al caos per raggiungere la meta illuminata di un rinnovato scopo ideale.

Una luce nel buio!

Una luce nel buio... di un vicolo qualunque a Ceprano (FR) - Marco Costarelli

Una luce nel buio… di un vicolo qualunque a Ceprano (FR) – Marco Costarelli

 

La notte delle luci stanche di un centro storico deserto,

un silenzio assordante, rotto dal fruscio delle foglie mosse dal vento.

Una sera di febbraio, passeggio, solo, rifletto, sorrido e,

mi accorgo di essere tornato a stupirmi delle piccole cose.

Attorno a me qualche gatto che attraversa la strada, furtivo,

un gruppetto di amici, si fumano il domani di fronte ad un bar.

Cammino a passo lento, una serranda si chiude, ripenso al mio ieri;

ripercorro i miei ricordi, galleggio nel passato, chiudo gli occhi.

Mi scruto dentro, un flash di un bacio rubato, un sorriso sincero,

una donna innamorata, la cheesecake al limone, un coniglietto nano.

Sorrido alla mia realtà di oggi, cerco di prendere la pazzia dei saggi,

a passo lungo, torno nella mia stanza, in questa sera calda d’inverno.

Solo, scrivo, un sorso d’acqua e una sigaretta, mi addormento e…

inizio a comprendere che si esiste sempre oppure non si esiste mai!

Marco Costarelli

La “grande guerra” dell’appiattimento ideologico. Alla faccia della terza via!

 

Bella pubblicità del "Rosso Antico" anni 50 - fonte internet

Bella pubblicità del “Rosso Antico” anni 50 – fonte internet

«Le banche di Stato sostenevano le grandi aziende a partecipazione statale che dovevano fornire a basso costo l’energia, i servizi e gli strumenti necessari alle aziende private, consentendo loro di affrontare la concorrenza di Paesi che possiedono a basso costo quelle materie prime che noi non abbiamo. Questo fu il motore del miracolo economico. E abbiamo dimenticato che a ispirarlo fu un gruppo di economisti e politici cattolici. Tanto che furono proprio gli inglesi a parlare ironicamente di “miracolo” italiano, convinti come erano che i cattolici fossero costituzionalmente incapaci di dare solidità, benessere e libertà ai loro Paesi. Poi, col governo cosiddetto delle “convergenze parallele”, diventammo la quarta potenza mondiale superando anche gli inglesi, perché lo stesso Togliatti aveva capito che bisognava utilizzare e appoggiare quel modello di sviluppo» – cit.-

Poi ci siamo autodistrutti. Abbiamo subito e stiamo subendo modelli di sviluppo e logiche contro la nostra vera natura. Creativa, artistica e autentica. Il marketing (parola intraducibile in italiano e io l’ho pure studiato) i social network e la comunicazione via internet ci stanno concludendo l’opera di appiattimento.

Prima hanno iniziato con le leggi fatte coi piedi sulla tutela dei prodotti territoriali, parallelamente coi supermercati, adesso continuano con il riluttante strategismo lobbista a cui siamo tutti assoldati perché non viviamo senza un i-phone e non fa figo vivere in un piccolo paese perché è ovvio …poi come si fa con la palestra?

Siamo indotti, tutti quanti a pensare univocamente. Mal ridotti dentro una pellicola che ci esclude dalla logica di essere ciò che siamo in realtà. Mi ricordo che internet agli albori era visto da quelli come me, come una grande opportunità per far riemergere le tradizioni e le identità artistiche e artigianali dei popoli e delle persone, era la ribalta delle diversità identitarie. Oggi sta diventando l’ennesimo strumento per tutti coloro che hanno bisogno e voglia di potere, denaro e soldi.

Abbiamo gli strumenti per dire al mondo che ad esempio nel paesino di Arnad fanno un prodotto unico al mondo, il lardo, che a Visso i norcini ancora fanno a meno di conservanti chimici per il loro ciauscolo, piccole storie di tradizioni centenarie, basi di microeconomia che possono essere utili a far comprendere come riprenderci la vita. Invece no andiamo su google e cerchiamo la tendenza, schiere di pseudo intellettuali che sono propedeutici solo a farti comperare un salame con dentro più chimica di un litro di diluente. Sta scemando il senso istituzionalizzante delle cose fatte con rigor di logica o con una riflessione ponderata.

Allora da una parte sono gli strumenti di comunicazione a rompere gli equilibri, ma dall’altra siamo tutti noi ad essere alla frutta!

P.S. La pubblicità del Rosso Antico Aperitivo con Fernandel come testimonial era proprio bella.

La vita che non ti aspetti

 

"La gatta sul tetto che osserva" di Marco Costarelli

“La gatta sul tetto che osserva” di Marco Costarelli

 

Trovare una ragione dentro se stessi è tutt’altro che semplice. Capire cosa siamo e dove indirizzare la propria vita è tremendo ma essenziale; me ne rendo conto adesso di quanto lo sia. Mi guardo dentro e sembro un gatto che osserva un uomo da dietro le persiane della finestra. Curioso ed allo stesso tempo intimorito.

Troppo spesso la merda della società in cui siamo sommersi ci viene apparecchiata e riproposta a ciclo continuo, finché quel modo errato, deviato, consumista e sterile di osservare il mondo, tramuta in un becero “modus operandi” usato come metro di lettura per intendere i rapporti interpersonali e gli affetti. Così l’ipocrisia è la tendenza più diffusa, disfa interi popoli, ricambia assetti societari, elegge governi, controlla i popoli.

Nella generazione dei “social network” tutti comunicano ma nessuno dialoga più.

A volte capita, soprattutto per questi motivi, di voler essere soli a tutti i costi, a volte capita di stare soli anche in mezzo a tutta questa gente.  Troppo spesso si perdono attimi infiniti alla ricerca di una felicità illusoria. Intanto il mondo crolla sotto il peso di quattro stronzate. Alla fine rimani a combattere i mostri che hai dentro da solo, perché questo diviene l’unico modo per sperare di tornare ad essere qualcosa più di prima.

E’ una guerra con me stesso che ho sempre rinviato, ma che ora, la stessa inizia a dar segnali di un arrivo imminente.

Sorrisi rivolti al cielo, cercano una stella cadente. Messaggi mai scritti che inondano l’Universo di passioni, desideri e buone intenzioni. La felicità di andare “contro corrente”, avendo la sicurezza di trovare qualcuno disposto ad ascoltarti, un’amicizia gratuita, senza tornaconto, che ti sta a sentire anche quando divento logorroico.

Quella vita che non ti aspetti, prima o poi sboccerà e in tutta la sua  radiosa bellezza!!

Frastuono arido

Raffaello in maschera

Raffaello in maschera

Circondati dagli stupri della bellezza, dall’assordante peso dei rapporti umani, dai social network, dalla comunicazione di massa,

ci si ritrova a rinnegare il senso leggero di un sorriso, di una risata, di quattro chiacchiere, del riflesso inestimabile di un’opera d’arte, della manualità di un mestiere, delle radici del passato.

Affannati ed in corsa per un traguardo che non c’è, si generano vizi come cancri imbevuti di malaffare,

ipocrisie nefaste che sciupano la parte buona dell’anima.

Certi di un’autorità maturata su questo terreno arido, ci si autoalimenta nella convinzione di una via falsamente giusta, come viziati da una sempre più incolmabile lacuna dell’anima.

Soffocati dalla comunicazione indotta del peggio del nostro tempo.

Rimessi a lustro da anni di inefficaci guerre di potere fra chi logora e chi si fa logorare.

Inermi in tutto ciò gli uomini divengono i nuovi schiavi dei tempi moderni.

Trovare il senso…

Solitudine bianco e nero

Solitudine bianco e nero – foto di Enea Francia

Trovare il senso delle cose,verificare se tutto può essere allineato.

Pensare, tacere, parlare, ridere, soffrire poi rinascere.

Essere qualcosa di diverso, di irripetibile, decidere se tutto fa parte di noi stessi.

 

Riposto in un cassetto dei ricordi, quell’oggetto che ti dice chi eri, non si muove,

ti guarda in silenzio, aspetta di essere raccolto, usato, attende il tuo coraggio di bambino.

 

Fregarsene delle opinioni della gente che ti osserva

come cornacchie appese al filo della pubblica ipocrisia,

gracchianti e avide, mentre tu sei il contadino che

sta seminando al meglio il campo della vita.

 

Sentirsi un seme di quel campo, in attesa di germogliare di nuovo,

apparentemente sordo al fastidioso e stridente gracchiare degli uccellacci.

In solitudine, nell’attesa inerme che qualcosa possa sbocciare di nuovo.

Qualcosa che riesca a dare un senso al tutto.

Qualcosa che sia in grado di tracciare il solco,

per tornare a sorridere e a capire chi sono.