L’artista di Fiuggi

Anna, il suo atelier e il suo cane a cui manca davvero la parola - Fiuggi

Anna, il suo atelier e il suo cane a cui manca davvero la parola – Fiuggi

Se hai il blocco e non ti riesce di continuare a dipingere, chiudi gli occhi e disegna…”

“Fantastico!” Ho sussurrato a me stesso quando Anna Maceroni mi ha detto questa frase.

Una “bottega d’arte” anche se, in questo caso sarebbe da dire “LA” Bottega d’Arte, una piccola esposizione al centro storico di una Fiuggi di inizio aprile, purtroppo semi vuota e dove, il passaggio della crisi unito ad un inadeguato coordinamento in materia turistica, hanno lasciano segni evidenti. Una città affascinante, nonostante tutto. Un luogo tranquillo dove comunque, non mancano incontri interessanti con persone come Anna che, prima di essere una grandissima maestra d’arte è una strepitosa  dispensa di emozioni.

Dai suoi dipinti ad olio percepisci oltre alla forza dei colori, la delicatezza leggiadra delle sfumature, un’attenzione ai toni di luci ed ombre e, soprattutto una straordinaria umanità.

Una passione quasi viscerale per i cani, il suo oramai vecchiotto sembra vivere in simbiosi con lei. Una “sorcina” convinta, seguace di un grande cantante pop italiano, Renato Zero. Dalle sue opere, traspare la voglia di raccontare cose vissute, non solo osservate. Non smette mai di intingere il pennello sulla tavolozza, si definisce iperattiva, sicuramente una bravissima mamma.

E’ stata la prima volta che ho visitato Fiuggi, una città tranquilla, dove è evidente una sorta di difficoltà a far tornare il numero dei visitatori di qualche tempo fa.

Salumi tipici e Cesanese; accortezze di selezione da parte dei gentilissimi ragazzi de "La Canestra"

Salumi tipici e Cesanese; accortezze di selezione da parte dei gentilissimi ragazzi de “La Canestra”

Di fronte alla bottega di Anna, un locale aperto da poco tempo, allo stesso tempo una “vetrina reale” dei prodotti della propria terra. “La Canestra” un piccolo posto di enogastronomia, dove la selezione accurata delle materie prime sono una regola ferrea e auto imposta, oltre alla gentilezza competente dei suoi addetti che aprono le porte della “storia del cibo locale” a chi visita per la prima volta questa cittadina. Ottima la selezione di salumi e formaggi della Ciociaria, così come mi risulta essere interessante il vino Cesanese, sia “del Piglio” che “di Affile”.

Fiuggi dopo questi incontri potrei sintetizzarla così: “intelligenza e tranquillità”.

Il riflesso stupefatto di una bellissima città in dormiveglia, dove un minimo di passione istituzionale verso il proprio territorio, la potrebbero riportare alla fama di un tempo.

Questo, mi auguro fortemente da italiano che, questo Paese, più lo conosce e più le ama, nonostante tutto.

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“A” come Affile

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Il primo miracolo di San Benedetto è avvenuto proprio qui, nell’antica Eufide, oggi Affile. Il miracolo sarebbe, secondo le cronache di San Gregorio, quello di aver riparato un “vaglio” (probabilmente un setaccio di coccio) rotto accidentalmente dalla sua nutrice Cirilla. Il gesto è avvenuto presumibilmente nei locali di questa chiesa dalle origini paleocristiane, come testimoniato anche da alcuni affreschi che ritraggono il santo con la nutrice, Cirilla appunto, originaria secondo Gregorio Magno Proprio di Affile (anticamente, Eufide o Effide – maggiori informazioni le avete in questo testo -link- inviatomi dal Vice Sindaco del Comune)

Sembra un miracolo, invece, che, in questo borgo, interessante sotto molti aspetti, arroccato in posizione dominante sopra la valle dell’Aniene e con le tipiche caratteristiche di un piccolo paesino dell’italia centrale, si sia riusciti a ripristinare, dopo anni, la coltivazione di un vino raro ed unico, prodotto con uve dell’omonimo vitigno autoctono, il Cesanese di Affile.

In questo luogo infatti, accade che nel 2001 per opera di questa cantina Vini Raimondo, vengono reimpiantati e messi a dimora due ettari di Cesanese di Affile e negli anni successivi viene creata la prima etichetta. Dopo oltre trent’anni dall’avvenuto riconoscimento della DOC (1973 c.a.) ed anche a seguito di una tradizione millenaria di questa uva a bacca nera, unica, sicuramente coltivata con la metodicità monastica della “regola” Benedettina fra le colline di alberi tagliati, le “Caese” di Affile, viene “salvato”, da una probabile estinzione, un pezzo importante dell’identità di questi territori ai confini con la Capitale. Oggi le cantine che producono vino Cesanese di Affile sono tre (le altre due sono Formiconi e “Colline di Affile”), oltre sicuramente a chi lo produce ancora in casa, da sempre e per tradizione delle famiglie del posto.

Ho assaggiato il “Cisinianum” di Formiconi e devo dire che ne sono rimasto piacevolmente soddisfatto.

Tuttavia di Affile si può dire che appena si entra nella parte antica del borgo, si rimane pervasi di quella spontanea autenticità delle cose semplici, dove trovi un’atmosfera di genuina coscienza di un tempo che scorre lento, in un ambiente abbastanza accogliente, fatto da gente semplice ma non ingenua.

Con le premesse di essere un evento molto interessante, a seguito di una prima edizione molto riuscita nel 2014 a fine luglio, una manifestazione chiamata “AFFILando… il Gusto”; in sintesi, una rassegna di aziende artigiane di gastronomia, e di cantine, provenienti da gran parte della Penisola, per un weekend nelle piazze e nelle vie di questo Borgo accogliente e fresco d’estate; inoltre un’occasione costruita intelligentemente sulle basi reali del marketing territoriale, caso raro in Italia, oltre al riacceso interesse verso il Cesanese di Affile.

In sintesi un scorcio vero dell’Italia, sicuramente tutto da scoprire.

P.s. Per questo pezzo ringrazio il vice Sindaco Giampiero Frosoni per le foto, la passione che mette lavorando per l’interesse comune e, per la bella idea avuta insieme ad Alessandro Gemmellaro e le associazioni del posto, Proloco, consiglio giovani, Fisar ecc, con cui, insieme, sono riusciti ad organizzare l’evento “AFFILando… il Gusto”

Sfumature d’Africa a Teatro… così… per non dimenticare!

Giusto un riassunto per non dimenticare…

all’inizio dello scorso anno (2015), l’azienda Halley Informatica ha inviato una e-mail a tutti i suoi dipendenti, cercando volontari pronti a partire per una ventina di giorni alla volta del Camerun. La finalità era quella di constatare i risultati ottenuti da una missione di solidarietà cristiana aiutata dalla stessa azienda, oramai da oltre un ventennio. Io insieme ad altre 3 colleghe di lavoro siamo partiti, con non poche paure verso le insidie che ci venivano dettate da più parti, le malattie tropicali, la malaria e lo spauracchio dell’Ebola. Poi grazie soprattutto a grandi compagni di viaggio che rispondono al nome di Cristiana Consalvi, Daniele Ortolani e Francesca Cuccu, abbiamo preso le opportune indicazioni e la dose di coraggio necessario per affrontare questa esperienza.

In realtà quel viaggio per me e le altre, Monia Pecchia, Monia Bregallini, Santina Barboni si è rivelato una storia fantastica. Faticosa, toccante ma estremamente profonda. Un’occasione unica per vedere senza nessun filtro ideologico quale sia la situazione Vera e Reale di quel pezzo di Africa.

Ecco perché il titolo del racconto fotografico è stato “Africa Vera”.

Volantino "Africa Vera - Africa Nera"

Volantino “Africa Vera – Africa Nera”

Quale luogo migliore di un teatro per rappresentare la missione di un frate, Padre Sergio Ianeselli che in 40 anni ha creato un ponte fra due culture. Non tratta esclusivamente di solidarietà l’opera di questo grande uomo. L’opera di Sergio va a scavare nella cultura profonda di quei popoli, di quelle tante tribù, e, cerca di aprire veri e propri ponti di dialogo.

L’ordine dei “figli dell’Immacolata Concezione” è relativamente giovane, iniziato alla fine del 1800 dallo stesso Luigi Maria Monti con lo scopo di star vicini ai più deboli, agli ammalati e agli orfani in Italia e all’estero.

Nonostante i problemi della congregazione, a cui appartiene Padre Sergio, (sono noti a tutti i recenti scandali dell’ospedale IDI di Roma, gestito da alcuni confratelli), “Mon Perè”, come lo chiamano nella sua Africa, continua ad allargare la sua missione nonostante mille difficoltà. In tutto il Camerun, Padre Sergio è molto conosciuto per essere un grande ed importante personaggio e, anche se il suo ordine non vive, in Italia, una situazione limpida, lui, da buon trentino dalla testa dura, mantiene salda la sua immensa opera di solidarietà, di aiuto agli ammalati e ai più deboli. Ianeselli, per me, è una di quelle poche persone che hanno il coraggio di tradurre ogni azione nel “buon esempio da seguire”!

Sta lasciando il segno in quella terra rossa Sergio Ianeselli e continua a “costruire ponti fra culture”, il vero spirito della dottrina sociale della chiesa, un italiano al posto giusto che insieme all’aiuto di piccole comunità cattoliche e laiche sta facendo il lavoro che conta veramente per quelle popolazioni.

Molti anni fa ha scritto il primo ed unico vocabolario dal linguaggio indigeno parlato in tutto il sud del Camerun, il “Bulu” al francese (lingua ufficiale in Camerun) e quindi all’italiano. Questo vocabolario, presente ancora in moltissime biblioteche universitaria, è un’opera importantissima in quanto fino a quel momento non c’era nessun tipo di documento scritto che permettesse di comprendere quella lingua.

Nonostante i suoi 70 anni suonati, viaggia ancora per tutto il Camerun instancabilmente, non si contano i beni di prima necessità che periodicamente consegna o fa arrivare a chi ne ha bisogno, i pozzi che ha costruito nei villaggi di tutto il sud del Camerun, le scuole costruite in tutto il paese dove tutti possono imparare a leggere e a scrivere, è stato il primo ad interessarsi di portare la cultura anche nei villaggi sperduti dei Pigmei.

La sua opera è diventata parte integrante della cultura di quei popoli, il primo vero grande ponte interculturale fra la popolazione camerunense e quella europea.

Inoltre e non da ultimo, ha costruito ricoveri e centri specialistici per bambini malformati, poliomelitici, lebbrosi, nonostante le difficoltà ovvie in quelle zone, per offrire ospitalità, cure e istruzione ai bambini sordomuti, ciechi o comunque affetti da malformazioni.

Il racconto fotografico “Africa Vera” si è svolto presso il foyer del Teatro Comunale Piermarini di Matelica venerdì 16 ottobre scorso e il ricavato è stato interamente devoluto a Padre Sergio, in Africa. 

Per info e contatti: www.promhandicam.orgwww.agapeonlus.it

ringrazio Cristiana Consalvi per il prezioso aiuto nel redigere questo pezzo.

Solidarietà ai Francesi… colpiti soprattutto “Libertà, Fraternità ed Uguaglianza” rifletto su Enrico Mattei!

Enrico Mattei e Giorgio La Pira -fonte internet -

Enrico Mattei e Giorgio La Pira -fonte internet –

L’unico obiettivo raggiunto da questa ondata di terrore è la sospensione dei concetti di “Libertà, Fratellanza ed Uguaglianza”. Non a caso a mio avviso, è stata colpita proprio Parigi.

Ma possibile che, solo a me e pochissimi altri, sembra, che l’unico obiettivo raggiunto, da questi attentati, sia proprio questo?

Praticamente nessuno ha posto l’accento sulle condizioni estreme di chi in quelle terre ci vive; di come sono le giornate della povera gente in Medio Oriente o in Africa, da anni, sicuramente troppi.

Mi pongo troppe domande in questo periodo su quanto sia strumentalizzata la comunicazione politica. Sarà che da bambino sono cresciuto nel ricordo di un concittadino che in Medio Oriente e in Africa ha creato l’unico vero miracolo italiano, dando l’esempio al mondo di come si possa cooperare nei fatti, anche da petrolieri, con uno spirito cooperativo. Per modello di cooperazione, tralascio quelle organizzazioni che prendono i soldi dallo stato per dare ausilio ad extracomunitari sbarcati come rifugiati, prendo altresì a riferimento chi è stato esempio concreto di sviluppo comune, di uno sfruttamento delle risorse energetiche utili per la crescita pacifica dei popoli, senza l’avarizia propria delle lobby internazionali. L’ENI di Enrico Mattei lasciava il 75%  degli utili ai paesi che avevano giacimenti. Garantiva un utile più alto delle “sette sorelle” americane che avevano coniato il concetto del “fifty fifty” (50 e 50) favorendo la crescita di tutte le popolazioni, arricchendo nel contempo l’Italia e coinvolgendo nella stessa crescita anche i paesi fornitori di materie prime, scongiurandone la rivolta con pretesti religiosi che celano da sempre in maniera del tutto evidentemente, quelli economici. Erano gli anni 50 e Mattei metteva in pratica i concetti di Fratellanza, Libertà ed Eguaglianza, quello che altri dopo di lui hanno subito nascosto sotto al tappeto.

Mi chiedo se la Francia, e mi riferisco all’istituzione statale, nelle sue ex colonie d’Africa per quanto tempo ha messo in pratica i valori propri dei suoi Padri Fondatori? Quanta libertà e quanta uguaglianza siano state esportate in quegli stati coloniali? Sono stati esportati di più i valori reali d’occidente o sono state importate più materie prime?

Per questi motivi credo sia utile parlare forte della politica economica internazionale inventata e messa in pratica in quegli anni proprio da Enrico Mattei, chiedendo, da italiani ai Francesi, di verificare bene quanto ancora il suo stato si stia impegnando a favorire condizioni la vita umane in Africa e in Medio Oriente e quanta cultura, solidarietà e welfare, stia lasciando ai popoli che sfrutta, sicuramente molto più dell’Italia, che dalla guerra non ha tratto storicamente grossi profitti.

(guardate il video)

 

Ricercare di rideterminare i valori di “Uguaglianza Libertà e Fratellanza” è la strada giusta da percorrere nel terreno di un’Europa politica ancora da costruire.

Le frange ISIS si assottigliano solo se si costruisce un dialogo reale con i paesi sfruttati, nemmeno più da aziende statali ma da lobby che oggi controllano le stesse nazioni da cui derivano, con la complicità di un sistema politico inetto, capace solo di sparare boiate mediatiche senza mai risolvere nulla.

Notte tempo, i francesi hanno bombardato la città di Raqqa considerata la capitale dell’ISIS, con diverse pressioni anche verso Assad che per aver chiesto indipendenza viene considerato un tiranno da tutto l’occidente (… e pensare che uno identico a Fabio Fazio possa essere un tiranno fa sorridere)

Scongiurare il dilagare di una guerra sanguinosa è l’unica strada da perseguire, almeno per noi italiani, che in quelle terre non abbiamo nulla da guadagnare direttamente.

Con la caduta di Gheddafi non ci sono più rapporti post coloniali, di fatto per l’Italia, personalmente chiederei proprio ad ENI, oggi se, nonostante le “nuove” scoperte fatte in Egitto, con questa situazione di crisi internazionale, sono maggiori i profitti dei giacimenti o vi è un calo?

Quindi penso sia indispensabile ricominciare a parlare di politica economica di solidarietà internazionale. Lo chiedo a quelli che, spero, raccolgano il mio invito, iniziando dagli amministratori delle città di Aqualagna e Matelica, le fondazioni su Enrico Mattei del territorio, i veterani SNAM e ENI; sono convinto che dare risalto proprio alla politica economica di quegli anni, possa essere un contributo essenziale per rielaborare il concetto di “rapporti di sviluppo internazionali” attraverso la raccolta di informazioni da parte di chi ha vissuto questo periodo, i portavoce di un modo di fare economia reale, non solo finanziaria, che è stato l’unico in grado di far risollevare intere popolazioni compresa l’Italia.

Visto che tutto è in mano alla comunicazione, diamo voce a questi concetti reali che hanno funzionato fino agli anni sessanta, e che ci hanno fatto crescere tutti a pari livello.

Affinché “Eni’s Way” possa tornare ad essere una frase di senso compiuto oltre che uno slogan.

Facciamo un forum sull’economia di sviluppo “solidale” di Mattei, facciamo parlare Benito Li Vigni, portiamo testimonianze e ricordi di metodi politici come quelli di Giorgio La Pira, cristiano convinto, era stimato anche da Imam Musulmani; parliamo di Vanoni o altri uomini delle istituzioni del tempo, poniamoci domande su quanto sia impossibile vivere in questo liberismo sfrenato.

Partiamo quindi dal basso, proprio da quei comuni che ogni anno portano il fiore sulla tomba di Enrico Mattei, per i quali sicuramente ci sarebbe un grande accrescimento culturale, ancor prima di un aumento degli arrivi turistici, vista la tremenda attualità del tema. Approfondire quelle gesta da un punto di vista culturale economico e sociologico, ne risulterebbe un beneficio per l’Italia ed il resto d’Europa, forse il mondo intero sarebbe chiamato a svegliarsi da questo torpore voluto da chi, in questo terrore, trae profitti.

Chiamiamo i mass media tradizionali e se non ci ascoltano, comunichiamo tutto col passaparola, faremo una comunicazione a macchia d’olio perché questi concetti, spero, non interessino agli imbecilli!

E’ importante per il mondo, ribadire la nostra cultura occidentale di pace, di libero culto e di pensiero, pretendendo esclusivamente che siano chiari a tutti i concetti di “Libertà, Fratellanza ed Uguaglianza”, oggi se ne ha bisogno più di sempre!

Il …”Moto romanzo GP”

 

motoromanzoGP - foto dal web

motoromanzoGP – foto dal web

“Non ci vorrebbe tanto, basterebbe spegnere la tv e i mezzi di comunicazione!”

Questa la frase più saggia che ho sentito da un anziano in un bar.

Siamo passati dal web come strumento di confronto fra opinioni e fatti diversi, al web-social dove, di fatto una notizia o al massimo due decidono l’argomento di cui trattare.

Al bar o fra amici, si sente solo questo. Si sa tutto su Valentino Rossi, (per cui spero, da italiano che possa vincere il suo 10 mondiale, ci ho fatto anche la visita militare insieme in Ancona oramai circa 18 anni fa).
Però una cosa non la sopporto, il fatto che di questa cosa tutti sappiano tutto, poi dei fatti più vicini alla vita di tutti i giorni, ce ne freghiamo abbondantemente.
Tutti a criticare che il Tribunale arbitrale abbia confermato la sanzione e che quindi VR46 dovrà partire ultimo domenica a Valencia e questo potrà costargli il mondiale.

Tutti a tirar fuori un’italianità da tifo che, alla fine è il peggior senso di nazionalismo che possa esistere, perché ci fa togliere la polvere al tricolore solo quando gioca l’Italia ai mondiali, quando vince la Ferrari o quando c’è Rossi che può vincere il motoGP o comunque si vuol conoscere il finale del “Moto romanzo GP”.
Poi per il resto dell’anno sogniamo di scappare da sto paese, siamo egoisti e ce ne freghiamo di cercare di capire gli altri, o di occuparci della Politica in senso letterale del termine (da Polis la struttura della città nell’antica Grecia dove tutti i cittadini liberi potevano occuparsi dell’interesse collettivo) salvo additare chiunque se ne occupi come probabile ladro.
Ma sul mtoGP a pochi viene il dubbio che sia tutta una trovata pubblicitaria.

La caduta di Marquez, il TAS, il fatto che il marketing dello spagnolo Marc sembra essere curato dalla VR46 racing apparel (link) dove figurano una rosa di motociclisti anche di altre categorie.

Se sommiamo il fatto che l’intera storia, dalla caduta, alla tesi del complotto Lorenzo – Marquez, abbia fino ad ora alimentato l’attenzione sulla gara e quindi, su tutto ciò che ne consegue, dai diritti tv al merchandising, a me i dubbi si sommano inevitabilmente.

Inoltre il fatto che Rossi partirà ultimo e dovrà rimontare tutte le posizioni per vincere il suo decimo titolo, e diventare il campione dei campioni, e inoltre, tutti lo sostengono, mi alimenta la dose di dubbio sul fatto che questi abbiano scritto il romanzo prima, perché oggi lo sport le emozioni le costruisce, non le trasferisce più spontaneamente.

Mille sorpassi nelle scorse competizioni sin dall’inizio gara, frenate a ripetizione e nessun membro della commissione che prende per le orecchie i piloti, li fa confrontare e gli dice “giovanotti che c… fate?”. Se non altro per ridurre il pericolo reale in pista! 

Sono convinto che il talento di Valentino Rossi sia fuori discussione, ma sono altrettanto dell’idea che se non ci fosse stata questa cosa, avrebbe di sicuro vinto la sportività, anche se capisco che in un mondo drogato di fatti strabilianti questa storia fa gola più di altre magari realmente più importanti.

Il dubbio però che sia una trovata per alzare l’audience e tutto ciò che ne consegue a me rimane. Poi buon mondiale a tutti e speriamo sia una bella gara.

Anche se si dovrebbe pensare anche e soprattutto a molto altro!

Se delle varie realtà particolari, non frega più niente a nessuno, …perché indignarsi per il TTIP ?

Era il 1974, Pasolini parla di regime della civiltà dei consumi, vedete il video poi leggete il pezzo se avete finito di struccarvi da “zombie idioti”. Questa intervista sembra fatta oggi! Ecco perché me ne frego del TTIP e di tutte le puttanate che sparano i politici. Tanto sono tutte strategie per far ingerire la pillola e far in modo che niente possa cambiare in meglio. Oggi paradossalmente occorrebbe essere “tradizionalmente anticonformisti”. 

Quella omologazione che il fascismo non è riuscito ad ottenere, il potere della civiltà dei consumi, riesce ad ottenere perfettamente, distruggendo le varie realtà particolari, togliendo realtà ai vari modi di essere uomini, che l’Italia ha prodotto in modo storicamente molto differenziato. Questa acculturazione sta distruggendo l’Italia. Quello che posso dire è che il vero fascismo è proprio questo potere della civiltà dei consumi.

Pier Paolo Pasolini a Sabaudia, Febbraio – 1974 –

La gente che ha fatto ore di fila per vedere un padiglione dell’Expò dove ci stanno pezzi di plastica a forma di cibo, è lo specchio di una civiltà inutile. Mi domando ma un giro per i paesi vi da proprio fastidio? Parlare con i contadini, respirare l’odore delle case di un borgo, i primi camini accesi, si scopre sempre qualcosa di nuovo e trovi sicuramente una sorpresa più genuina dietro un sorriso di un anziano o di un bambino.

Dopo aver sparato 4 miccette per Halloween ed essersi tolti il trucco da “zombie rincretinito”, mi piacerebbe fare quattro passi all’aria aperta. Tanto per respirare un po’ di aria fresca e, magari, capire che la vera bellezza sta dentro i luoghi che snobbiamo di più. Un piccolo borgo, un centro storico, un pezzo di natura ancora in equilibrio con gli uomini.

Camminando per i vicoli dei paesi, non rimane quasi più nulla delle varie “realtà particolari”, le realtà che hanno caratterizzato da sempre l’Italia, sono sempre più assottigliate, e più le istituzioni e la politica parlano di agire per salvaguardarle, sempre più spesso, per colpa di ignoranze e superficialità, si scrivono normative o leggi che ne favoriscono l’effetto opposto, quindi la scomparsa. Se avete tempo, cercate di leggere cosa ci sia scritto nei disciplinari di produzione  IGP, DOP, DOCG ecc. di diversi prodotti.

La stragrande maggioranza di queste sigle sono regolate da norme che ne ammettono spesso l’utilizzo di conservanti per l’esigenza, dicono loro, di sostenere il mercato. Allora mi domando se esiste una Denominazione di Origine Protetta perché la tendenza è quella di affrontare il mercato? Tanto varrebbe scrivere “Promozionale” invece che “Protetta”. Viceversa se si vuol “proteggere” un determinato prodotto, lo stesso andrebbe reso puro dall’aggiunta di “roba chimica”.

Bisogna capire che ci sono prodotti di eccellenza e alta manualità che non devono essere fatti per il mercato ma andrebbero tutelati proprio dal mercato stesso. Andrebbero trattati al pari delle opere d’arte di un museo.

Ecco perché, in fondo, diviene ovvio che l’Organismo Mondiale della Sanità lanci l’allarme sulle carni e sugli insaccati. Quindi, da una parte le lobby della soia e multinazionali come la Monsanto che premono per una omologazione che ci porta a marcire, dall’altra le istituzioni regionali e locali che permettono di vagliare disciplinari per insaccati estremamente discutibili, dove si ammette ad esempio l’uso del salnitro o di altri conservanti, quando tradizionalmente questi non c’erano, quindi la conseguenza è che, anche il prodotto alimentare che lo contiene, per la proprietà transitiva, diventi potenzialmente cancerogeno.

Il problema non ci sarebbe se ricominciassimo a riconsiderare “le varie realtà particolari”, la straordinaria varietà dei nostri prodotti territoriali, le manualità che forse ancora sopravvivono nei piccoli borghi. Tutti questi allarmi non ci sarebbero se invece di andare al centro commerciale a stressarci tra gli scaffali, iniziassimo a camminare per le strade provinciali e per le colline e/o andassimo nei caseifici, o nelle salumerie di campagna, parlassimo ai contadini o vivessimo più a contatto con la realtà.

Se invece, tolto il trucco da zombie per Halloween, preferiamo far 50 km di autostrada per vedere l’ultimo mobile da montare all’IKEA, mangiando per pranzo un Hamburger e una bibita fresca, fanno bene a far passare il TTIP, non avremo più barriere per marcire tutto l’anno da zombie rincoglioniti e spenderemo ancora meno per comprare stronzate, mangiare schifezze e decontestualizzare completamente le nostre identità.

Buona domenica a tutti bella gente!

Una delle strade di provincia dove scorgi paesaggi che la civiltà dei consumi riduce in un poster

Una delle strade di provincia dove scorgi paesaggi che la civiltà dei consumi riduce in un poster