Non si smette mai d’imparare…

 

Non si mette mai d'imparare...- non mi ricordo di chi sia la foto ma è bellissima, forse Santina Barboni, Monia Bregallini o Monia Pecchia

Non si mette mai d’imparare…- non mi ricordo di chi sia la foto fatta in Camerun… ma è bellissima, forse Santina Barboni, Monia Bregallini o Monia Pecchia

Non si smette mai di accorgersi delle cose belle,

di uno sguardo paterno, di un discorso profondo,

….di una storia importante.

Non smetto mai di meravigliarmi delle immagini che mi regala la vita.

Le piccole cose.

Le grandi occasioni svanite, i rimpianti dei ricordi, i sogni lasciati a metà.

Non si smette mai di accorgersi di come la vita possa sbatterti la tua realtà in prima pagina.

Non è possibile negare quanto sia fondamentale respirare l’aria esternata dall’anima!

E’ improbabile quantificare il numero dei respiri di un uomo, i battiti del cuore!

Finchè non finiscono…

… i sussulti dell’anima… le cose belle!

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Sfumature d’Africa a Teatro… così… per non dimenticare!

Giusto un riassunto per non dimenticare…

all’inizio dello scorso anno (2015), l’azienda Halley Informatica ha inviato una e-mail a tutti i suoi dipendenti, cercando volontari pronti a partire per una ventina di giorni alla volta del Camerun. La finalità era quella di constatare i risultati ottenuti da una missione di solidarietà cristiana aiutata dalla stessa azienda, oramai da oltre un ventennio. Io insieme ad altre 3 colleghe di lavoro siamo partiti, con non poche paure verso le insidie che ci venivano dettate da più parti, le malattie tropicali, la malaria e lo spauracchio dell’Ebola. Poi grazie soprattutto a grandi compagni di viaggio che rispondono al nome di Cristiana Consalvi, Daniele Ortolani e Francesca Cuccu, abbiamo preso le opportune indicazioni e la dose di coraggio necessario per affrontare questa esperienza.

In realtà quel viaggio per me e le altre, Monia Pecchia, Monia Bregallini, Santina Barboni si è rivelato una storia fantastica. Faticosa, toccante ma estremamente profonda. Un’occasione unica per vedere senza nessun filtro ideologico quale sia la situazione Vera e Reale di quel pezzo di Africa.

Ecco perché il titolo del racconto fotografico è stato “Africa Vera”.

Volantino "Africa Vera - Africa Nera"

Volantino “Africa Vera – Africa Nera”

Quale luogo migliore di un teatro per rappresentare la missione di un frate, Padre Sergio Ianeselli che in 40 anni ha creato un ponte fra due culture. Non tratta esclusivamente di solidarietà l’opera di questo grande uomo. L’opera di Sergio va a scavare nella cultura profonda di quei popoli, di quelle tante tribù, e, cerca di aprire veri e propri ponti di dialogo.

L’ordine dei “figli dell’Immacolata Concezione” è relativamente giovane, iniziato alla fine del 1800 dallo stesso Luigi Maria Monti con lo scopo di star vicini ai più deboli, agli ammalati e agli orfani in Italia e all’estero.

Nonostante i problemi della congregazione, a cui appartiene Padre Sergio, (sono noti a tutti i recenti scandali dell’ospedale IDI di Roma, gestito da alcuni confratelli), “Mon Perè”, come lo chiamano nella sua Africa, continua ad allargare la sua missione nonostante mille difficoltà. In tutto il Camerun, Padre Sergio è molto conosciuto per essere un grande ed importante personaggio e, anche se il suo ordine non vive, in Italia, una situazione limpida, lui, da buon trentino dalla testa dura, mantiene salda la sua immensa opera di solidarietà, di aiuto agli ammalati e ai più deboli. Ianeselli, per me, è una di quelle poche persone che hanno il coraggio di tradurre ogni azione nel “buon esempio da seguire”!

Sta lasciando il segno in quella terra rossa Sergio Ianeselli e continua a “costruire ponti fra culture”, il vero spirito della dottrina sociale della chiesa, un italiano al posto giusto che insieme all’aiuto di piccole comunità cattoliche e laiche sta facendo il lavoro che conta veramente per quelle popolazioni.

Molti anni fa ha scritto il primo ed unico vocabolario dal linguaggio indigeno parlato in tutto il sud del Camerun, il “Bulu” al francese (lingua ufficiale in Camerun) e quindi all’italiano. Questo vocabolario, presente ancora in moltissime biblioteche universitaria, è un’opera importantissima in quanto fino a quel momento non c’era nessun tipo di documento scritto che permettesse di comprendere quella lingua.

Nonostante i suoi 70 anni suonati, viaggia ancora per tutto il Camerun instancabilmente, non si contano i beni di prima necessità che periodicamente consegna o fa arrivare a chi ne ha bisogno, i pozzi che ha costruito nei villaggi di tutto il sud del Camerun, le scuole costruite in tutto il paese dove tutti possono imparare a leggere e a scrivere, è stato il primo ad interessarsi di portare la cultura anche nei villaggi sperduti dei Pigmei.

La sua opera è diventata parte integrante della cultura di quei popoli, il primo vero grande ponte interculturale fra la popolazione camerunense e quella europea.

Inoltre e non da ultimo, ha costruito ricoveri e centri specialistici per bambini malformati, poliomelitici, lebbrosi, nonostante le difficoltà ovvie in quelle zone, per offrire ospitalità, cure e istruzione ai bambini sordomuti, ciechi o comunque affetti da malformazioni.

Il racconto fotografico “Africa Vera” si è svolto presso il foyer del Teatro Comunale Piermarini di Matelica venerdì 16 ottobre scorso e il ricavato è stato interamente devoluto a Padre Sergio, in Africa. 

Per info e contatti: www.promhandicam.orgwww.agapeonlus.it

ringrazio Cristiana Consalvi per il prezioso aiuto nel redigere questo pezzo.

La missione in Camerun riassunta nel Foyer del Teatro

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  • Matelica – Si svolgerà il prossimo 16 ottobre dalle ore 18 fino alle 24 presso i nuovi locali dell’enoteca Comunale, nel Foyer del Teatro “Giuseppe Piermarini” a Matelica, l’aperitivo musicale e mostra fotografica, “Africa Nera – Africa Vera”.

Un’iniziativa che ho avuto l’onore di vivere in prima persona, sia col viaggio in Africa (ne parlo nel blog in articoli precedenti nella sezione Africa) che con i successivi bei momenti di dialogo condivisi al ritorno in Italia con i colleghi e coloro che hanno letto i pezzi che ho scritto.

Sicuramente visitando la mostra, si avrà l’opportunità di vivere un’esperienza che non sempre viene passata dai media…

Questo aperitivo/mostra fotografica è la prima sintesi di una missione, sostenuta da molti anni dall’azienda per cui lavoro Halley Informatica, che ha dato l’opportunità a me e altre mie colleghe (Monia Bregallini, Monia Pecchia e Santina Barboni) di poter fotografare in 20 giorni la grandiosa opera di “costruzione reale” di un dialogo interculturale “vero” fra popoli, iniziato oltre quarant’anni fa da Padre Sergio Ianeselli.

Ribadisco da laico che quel frate lì (Padre Sergio) è davvero una figura da seguire, al di la di ogni fede religiosa.

Per questo motivo, siamo veramente soddisfatti del fatto che Associazione Pro MatelicaComune abbiano sposato l’idea di coinvolgere i produttori di verdicchio e gastronomici locali per creare questa serata, che abbinerà momenti di convivialità e riflessione all’interno di una struttura di altissimo pregio culturale come quella del Teatro Giuseppe Piermarini.

Ovviamente l’incasso della serata verrà direttamente inviato alla missione di Padre Sergio; per maggiori dettagli www.promhandicam.org.

Un’occasione per vivere la realtà africana e dare un sostegno a popoli disagiati in maniera del tutto diretta e senza alcun filtro!

Volantino

Volantino “Africa Vera – Africa Nera”

Riorganizzare i propri pensieri

Il commercio fra il caos calmo in città Camerunense

Il commercio fra il caos calmo in città Camerunense

Ci sono quei momenti dove occorre riorganizzarsi dentro.

Vedere cosa si ha, cosa si sente e poi proseguire.

Certamente sarebbe tutto più facile se la società permettesse interscambi di interessi culturali più agevoli e meno ipocriti, ma più si va avanti e più viene mercificato tutto, anche la cultura è presa come pretesto del “saper bene comunicare per vendere meglio”.

Anche gli africani del Camerun nelle città (baraccopoli più o meno organizzate da strade e viottoli) corrono tutti, hanno il cellulare macchina (sfasciata ma marciante) e girano, corrono a loro modo, vivono in baracche e si stressano, mentre io pensavo e riflettevo sul concetto di tempo circolare africano che porta l’individuo ad una interconnessione, dove vale più il viaggio rispetto alla destinazione, sinceramente quando li vedo in moto o in macchina girare attorno una rotatoria, costruita dai coloni occidentali anni addietro, penso e non li capisco, corrono verso una maniera di essere occidentali, che è la peggiore, quella del vivere per consumare, una mentalità fasulla ed anche in declino.

Evidenti note di contrasto in una civiltà come quella ho visto ne denotano l’arretratezza di pensiero in generale, che in fin dei conti è un’arretratezza mentale di origine controllata dal liberismo occidentale.

Quindi tutti, in qualche modo siamo portati a venderci o svenderci, senza sapere, spesso, per cosa oppure per chi…ma l’importante è correre, senza fiato, vendere, tutti a programmare il domani senza mai vivere oggi.

Correre forte? No…in realtà quel che cerco io è sicuramente un’altra storia.

Pigmei…una società parallela

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14 maggio, Djoum, Camerun.

Stanno nei villaggi. La loro casa di rami intrecciati e foglie di palma e banano si chiama Angulum.
Il capo villaggio è la figura di riferimento dell’intera comunità. Il più anziano, quindi reputato il più saggio.
I villaggi più interessanti, qui in Camerun, sono all’estremo sud.
Per incontrarli bisogna andare dentro la foresta, oltre la città di Djoum, che non è collegata al resto del Paese con una vera e propria strada come la intendiamo noi dei paesi cosiddetti ‘sviluppati’.
140 km di sterrato in mezzo alla foresta equatoriale, sempre più vicini al parallelo centrale che divide il mondo tra nord e sud. L’estremo centro del nostro pianeta. I saliscendi di terra rossa disegnano percorsi quasi impossibili. Ho avuto la fortuna di passarli in auto, con le mie compagne di avventure, in un off-road che chiamarlo impegnativo è davvero riduttivo.
In questo caso da laico, ammetto, che qui, forse, la Provvidenza Divina ci sia venuta in soccorso, oltre ovviamente ai consigli su come guidare di Padre Sergio che, con Lei, sembra lavorarci gomito a gomito.
‘Il Don’ come lo chiamiamo noi, che per 40 anni ha seguito i Pigmei, ne ha imparato le tradizioni la lingua, ha tradotto la lingua dei Betì, ‘il bulu’ fino a scriverne un vocabolario specifico che oggi è uno dei rarissimi documenti a preservare questa tradizione linguistica che prima era solo orale oltre ad identificare molti vocaboli del più arcaico linguaggio pigmeo dei ‘bakà’.

Lungo il viaggio parliamo dello spirito di condivisione di queste genti, mi viene spontaneo chiedere il significato della parola ‘Ubuntu’…mi risponde che non è ‘bulu’ ma ‘swahili’, una lingua composta da alcuni grammatici anglosassoni ad inizio del secolo scorso, un insieme di più lingue bantù locali della costa ad ovest del continente.
Quindi ‘condividere’, in ‘bulu’ si dice ‘bo akap’ e anche nei Pigmei è un concetto inversamente proporzionale all’occidentalizzazione e all’arrivo del denaro, di alcol e consumi importati dall’uomo moderno che stanno aumentando i livelli di egoismo disperdendo valori ancora praticati. Tuttavia le missioni cattoliche e anche laiche (zercaylejos ne è una spagnola che abbiamo visto operare tramite Ginebra Penā, una loro volontaria) in questi luoghi, cercano per lo più di curare le infezioni (perché incapaci di curarsi da soli con rimedi naturali) e tutelare la propria identità, instaurando piccole scuole per le basi di un dialogo con il resto del mondo.

La deforestazione e le attività estrattive intense, stanno evidentemente plasmando questa parte di Africa, un popolo che, purtroppo, sta acquisendo il peggio dell’Occidente dal neo colonialismo intercontinentale, che ne amplifica gli aspetti negativi, e fa abbandonare a queste genti le proprie caratteristiche umane di convivenza armoniosa con la natura equatoriale.

Entrando a contatto con i Pigmei, spontanee si presentano le domande sul senso della vita, se siamo noi ‘civilizzati’ che lo abbiamo perso, se questi popoli abbiano bisogno di evolversi o, se sia realmente possibile una ‘terza via’ dove si cresce reciprocamente soprattutto nella ricerca di una prospettiva dentro ognuno di noi.

Sicuramente se ci fossero meno speculazioni e visioni distorte di questa parte di mondo, tutto sarebbe più facilmente comprensibile.

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…a Sangmelima ….quando i bambini fanno ooooh!

Camerun, Sangmelima, 13 maggio 2015

 

Iniziata dall’opera dell’instancabile ‘mon pére’ Sergio Ianeselli, a Sangmelima i volontari di Agape sostengono un orfanotrofio. Suor Christine è la coordinatrice anziana. Una donna che ha iniziato il suo cammino spirituale aiutando i piccoli bambini abbandonati dentro la propria casa oramai 30 anni or sono.

Riguardo l’abbandono dei minori, bisogna sottolineare che, la tradizione animista di questi paesi dell’Africa nera, non lo concepiva.

Nei villaggi infatti, avevano la tradizione della ‘famiglia allargata’ per cui la solidarietà di sostegno ai più piccoli in caso di necessità, era dovuta per religione e legge. Poi agli inizi dell’ottocento sono arrivati i coloni, per lo più, tedeschi e francesi, hanno impiantato i grandi agglomerati urbani, con i loro problemi conosciuti anche nei cosiddetti paesi evoluti, compreso l’abbandono.
Oggi sono quasi 50 i bambini ospitati completamente presso la struttura di Sangmelima.

Qui Daniele Ortolani e Cristiana Consalvi fanno un grande lavoro di supervisione dall’Italia con Agape, attraverso viaggi costanti in Africa, cercando donazioni, istituendo adozioni a distanza e iniziative di propaganda diretta in Italia, per l’ausilio e il sostegno alla casa di accoglienza.
Sangmelima trasferisce l’allegria consapevole di una sofferenza passata da piccoli esseri umani.