Italietta di sempre. Le solite domande e qualche risposta.

Luciano Fabro, L'Italia d'Oro, 1971, 92 x 45 cm, bronzo dorato

Luciano Fabro, L’Italia d’Oro, 1971, 92 x 45 cm, bronzo dorato – fonte internet

Questa è l’Italia. L’Italia di “sempre gli stessi!” …piddini, forzisti o destron(z)i, gente che odia Renzi salvo poi tirargli le campagne elettorali.

L’Italia di chi da una parte fa finta di essere populista, e dall’altra tiene allegramente solo alla propria immagine.

Quante email non risposte ho inviato a quel comico di Genova, perché lo credevo davvero iniziatore di un processo di costruzione di contenuti che nei movimenti fin’ora non c’è mai stato. Gran bella cosa la “democrazia diretta” tanto quanto è utopica l’uguaglianza fra tutti gli uomini.

Questa è l’Italia dei tanti galoppini a favore del re di turno, che si chiami Berlusconi, Renzi, o Andreotti (pace all’anima sua) non importa, basta che per governare acquisisca un po’ di ipocrisia. Si faccia in modo, sempre per governare, di far finta di cambiare tutto affinché possa rimanere tutto com’è.

Questa è l’Italia di chi, quando uno vince, tutti gli vanno appresso, questa, l’Italia dei leccaculi.

Ma io in questa Italia qui non ci voglio credere, viste le conseguenze devastanti prodotte dal “leccaculismo” da oltre venti anni.

Non voglio credere più a chi se ne frega del prossimo, ma anche a chi sta con le pezze al culo e però a votare nemmeno ci va più (che almeno per rispetto della democrazia, faccia astensionismo attivo come ho fatto io).

Non ci voglio credere ai falsi comunisti, falsi europeisti e ai camerieri delle banche o a quelle lobbies internazionali che ci tengono inchiodati in TV o sui social network.

Vorrei capire cosa si sia inceppato in questa Italia comprata da 80 euro al mese, vorrei sapere se è un paese normale quello che permette senza problemi alla FIAT di chiudere i battenti qui per fondersi e trasferirsi oltre oceano. Mi domando a quante famiglie indigenti dobbiamo arrivare prima di cambiare rotta? Quanti nuovi schiavi, ricattati per uno stipendio da chi ricopre incarichi manageriali nonostante non capisca un cazzo? Vorrei capire dove sia finita l’Italia dei talenti, degli artisti, dell’intuito creativo, della voglia di credere nel territorio. Voglio capire dove sono finiti o se ci siano mai stati gli italiani!

Dove sta il comune sentire di una società che vorrebbe solo far ritornare a funzionare di nuovo le cose che ora non vanno più? Perché non renderci finalmente conto, senza parlare di tante stronzate che siamo nati dentro un lembo di terra che per una botta di culo è il migliore del pianeta? Se non ci diamo risposte da soli a queste domande, continueremo a devastarci, allora diviene inutile criticare una DOP oppure un ponte dopo che se ne sposa il progetto. Occorre ricominciare a costruire la società “pre – occuparsi” della cosa pubblica, occuparsene prima per non vedere fatte cazzate poi.

Non voglio credere ad un’Italia piena di gente per cui è normale avere una sanità di molto peggiore rispetto agli anni 70, in cui l’unica cosa che è andata aumentando a discapito dei servizi, sono i costi, e che se poni la questione drastica di un riequilibrio immediato, ti guardano come se fossi matto, ribadendo di non scherzare. Non si rendono conto che cosi facendo son loro a far ridere.

Voglio vivere in un Paese più coerente con se stesso, dove si dovrebbe pretendere che prima di tagliare le province e accorpare i comuni sotto i 5 mila abitanti, si dovrebbe pensare a chiudere e, lo ribadisco CHIUDERE DEFINITIVAMENTE le regioni (nate solamente negli anni 70 con flop su tutta la linea; dalla Sanità ridotta al colabrodo che è adesso, al Turismo in forte calo negli ultimi anni e, non solo per ragioni di contrazioni economiche sfavorevoli) inoltre prioritariamente si dovrebbero ridurre in maniera drastica i ministeri e tutti quegli enti che non hanno collegamento diretto con i cittadini normali.

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