“A Matelica la chiacchiera uccide solo d’estate”, ma anche d’inverno…. PARTE PRIMA

Parafrasando il bellissimo film di PIF “La mafia uccide solo d’estate” che reputo molto divertente e riflessivo, e considerando che proprio per i siciliani il termine “matelica” nel loro dialetto è sinonimo di “antipatia”, “rozzezza” e “leziosaggine”. Se la loro maledizione è la mafia, la nostra è vera e propria, quella scagliataci da San Giacomo della Marca che predisse di essere sempre mal governati. Ad oggi credo fortemente, che una buona soluzione sarebbe proprio quella di un rapimento della salma, come prospettato dal mio amico Filippo Mosciatti. In sostanza, una condivisione di sofferenza postuma.

Siccome questo clima portato in auge dai soliti noti mi da il voltastomaco, elencherò in questa rubrica tutto quello che, a mio avviso può essere di fondamentale importanza per la ripresa di Matelica, città in cui vivo, divenuta così aspramente degradata, finta e piena di subdole ipocrisie.

I punti che elencherò non sono obiettivi di programmi elettorali ma basi di partenza, forse anche abbastanza ovvi, contenenti concetti completamente diversi da quelli del “tiramo a campà” seguiti fino ad oggi da tutti!!!

Lo scrivo qui perché spero che la mia perdita di tempo nel seguire questi vari protagonisti del nulla fino ad oggi, non sia stata del tutto vana.

Spero vivamente che gli argomenti MAI potuti argomentare alle varie riunioni in cui ho partecipato, perché intesi quasi come blasfemi, possano essere almeno rubati dai vari consiglieri intoccabili che oggi sono tornati in auge grazie al “coniglio tirato fuori dal cilindro”. In merito al coniglio, spero che gli stessi astuti politicanti non lo condiscano per farlo alla cacciatora (ogni riferimento a sindaci attuali sia puramente casuale) e lo dico perché nutro il massimo rispetto e dignità nella persona.

Siccome però “scripta manent” le promesse che gli eventuali eletti saranno tenuti a mantenere nell’arco del mandato elettorale, io le posto a seguire cosicché domani non mi si venisse a dire che il cittadino non ci mette mai del suo e non sia pre-occupato (occupato prima) della politica (prima che la stessa continui a far danno).

Siamo tutti preoccupati della politica ma non ce ne pre-occupiamo mai “prima”, arriviamo ad occuparcene sempre dopo. I più furbi salendo sul carro del vincitore, i più deboli pagando le bollette.

Sia chiaro che non è ASSOLUTAMENTE mia intenzione aver pretese di candidature come non lo è mai stato, dato che inoltre, non si è mai vista la mia faccia in un cartello elettorale!

Leggendo i programmi della scorsa tornata elettorale locale viene da sorridere. I programmi sono stati il deterrente per gli eletti che li potranno sempre rivendicare con la frasona “non era in programma”. Quindi se in questi ultimi 5 anni non c’erano alibi, perché abbiamo visto tutti cosa ha combinato la maggioranza attuale, vorrei che sinceramente la proposta delle opposizioni non possa risultare addirittura peggio.

Di lasciarli con l’alibi del “nientismo” tirando fuori che in giro c’è arroganza e paura anche stavolta, io non ci sto.

Sarà che ancora ci credo in certi matelicesi, sarà che sono innamorato della bellezza di questo territorio, sarà che ho potuto avere l’onore di toccare con mano quali grandi e possibili potenzialità di sviluppo turistico abbia in mano questo territorio. Spero di non essere solo.

Uno dei punti di fondamentale importanza per la ripresa del tessuto sociale del territorio, Matelica in cui spero di invecchiare serenamente e felicemente è questo.

1. Riqualificazione di emergenza del centro storico, ripresa, ripristino e sostegno concreto delle attività che possano essere riconsiderate produttori di “marcatori territoriali”, cioè tutte quelle produzioni artigianali che abbiano una forte attinenza territoriale, vini oli e formaggi, manufatti di alto artigianato con connotazioni storico/valoriali ovviamente riadattate alla contemporaneità.

– Le forze partitocratiche che intendessero sostenere la presente proposta, possono farlo esclusivamente individuando e canalizzando ogni forma di sussidio extra bilancio a favore dell’istituzione di contributi a fondo perduto NON a tasso agevolato per la riqualificazione ed il ripristino di tali realtà economiche, che saranno presentate dietro business plan e/o con verifica puntuale da parte dell’Amministrazione Comunale.

Motivazione relativa al punto citato sopra.

La rivitalizzazione con contributi a fondo perduto (non a tasso agevolato come finora fatto addirittura per le calamità naturali) dei cosiddetti “marcatori territoriali”, attività artigianali piccole e con forte connotazione territoriale, è indispensabile per intraprendere un percorso di riqualificazione identitaria e pluriennale dell’intero centro storico.

Tutte le attività che potranno godere dei benefici economici di cui sopra dovranno mantenere i seguenti requisiti: forte richiamo territoriale e valoriale locale, originalità del prodotto, manualità e creatività artistica e un possibile posizionamento in mercati di nicchia.

Stesso discorso vale per l’agricoltura che viene intesa su canoni oggettivi di valutazione qualitativa.

Personalmente credo questa la migliore ed unica alternativa possibile in termini di sviluppo sostenibile mai messa in atto ne scritta da nessuno.

In questo punto andrebbe dibattuta e coordinata l’analisi di quali possano essere i criteri di scelta delle attività, che nonostante la crisi, (escludendo ogni forma di franchising) ancora sono aperti proprio sul corso di Matelica. Merletti o ricami, calzolai e salumieri di alta abilità norcina. Evitare “la cacciata” di artigiani come fatto dalla vecchia amministrazione e passati sotto il silenzio più assordante da parte delle opposizioni attuali!

Qui i cittadini, andrebbero coinvolti e spronati a tirar fuori idee e progetti, e non impauriti con “la chiacchiera di aver paura della paura” che è propedeutica solo ai più furbi e l’unica certezza che ho io personalmente è quella di non aver paura di nessuno di voi.

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2 thoughts on ““A Matelica la chiacchiera uccide solo d’estate”, ma anche d’inverno…. PARTE PRIMA

  1. Caro Marco, ciò da te descritto e richiesto non fa una grinza. Resta il problema basilare. Dopo decenni di abbuffate e di riempimento di tasche da parte di chi passa per l’apparato Stato.a tutti i livelli,con conseguente inasprimento dei tributi a carico dei privato come delle aziende(escluse le grandi amiche degli amici)chi pensi che oggi apra un’attività sapendo di essere ricattabile? La gente non crede più a questa marmaglia che strozza il paese a loro vantaggio. Personalmente anche se mi dessero un contributo a fondo perduto,non aprirei un attività per il semplice motivo che dovrei lavorare sette se non otto mesi l’anno per mantenere i parassiti. Qualcuno obbietterà che bisogna pur far qualcosa per vivere. E quindi si apre una bella attività per chiuderla dopo un anno con l’unico risultato di aver contratto un bel pieno di debiti. E l’economia parte sempre per i soliti. Preferisco fare l’orticello e vivere di poco.Se quel pò di più mi deve rovinare l’esistenza,fin che perdura questa situazione resto felicemente povero. Tra l’altro sappiamo che il lavoro artigiano ha i suoi costi. Chi oggi si può permettere un manufatto se non una piccola fetta di popolazione? Sì concordo che ci sarebbe il turismo. Ma a costo di ripetermi, ribadisco che non voglio rovinarmi la vita per farla fare grassa a 4 incapaci. Quindi a mio avviso, o cacciamo questi incompetenti, o rassegnamoci a questo fin che miseria non sopraggiunga portando un po di sana riconciliazione con una vita umana.

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    • Ma infatti la finalità ultima dovrebbe essere quella di definire chi sono e cacciare via gli incompetenti.
      Comunque nello specifico i costi di una attività artigianale che possa essere un “marcatore territoriale” vanno eliminati (gli affitti dei locali comunali devono essere la prima cosa da togliere per questo tipo di attività)
      Se il resto dei cittadini non si fa coraggio CAMBIANDO, l’unica via è la rassegnazione.
      Comunque sull’essere felicemente povero sono d’accordissimo, ho sperimentato su di me il concetto di “poverosi” coniato da un mio amico che ne ha fatto uno stile di vita spesso coraggioso come il tuo che per certi versi diviene un modo di vivere esemplare.

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