Chi alla territorialità ci crede ancora. Un bel sabato da ricordare.

Questa frase è d’obbligo come il video a seguire. E’ impossibile non averne, almeno per quanto mi riguarda, il richiamo alla mente quando si va in questo locale a cena.

Ma che ti si ‘mbriacato, te metti a arrestà il Marchese del Grillo? Non sai riconosce un nobile da un plebeo? Per questo te farai du mesi de galera, così t’impari….!

Sarò sicuramente di parte ma chissenefrega. Ieri posso dire di aver passato una bellissima serata. Per quel che vale, queste due righe magari saranno solo come un battito d’ali di farfalla… ma per me valgono, perché espressione di un’emozione vera e autentica.

Parlo poco di ristoranti in questo blog, perché in realtà vedo poco “cuore” e molto marketing in giro e, parafrasando il film posso dire che “so poche le cucine nobili rispetto a quelle plebee che magari se spacciano pure da nobbili”. Di solito preferisco cucinare da me. Oggi però ho fatto una straordinaria eccezione (in tutti i sensi) perché Mario, Serena, Emanuela e Lanfranco se lo meritano proprio!

La laboriosità in cucina di Emanuela Della Mora, che nonostante la sua grande esperienza culinaria da grande chef, ancora si ritiene umilmente “Una donna tra i fornelli”. La frizzante creatività artistica in cucina di Serena D’Alesio, che aggiunge quel tocco di brio ai piatti rendendoli unici,  La simpatia e la competenza di Mario in sala che, insieme ad Emanuele e tutto il resto dello staff, riesce a mettere a proprio agio gli ospiti, regalando un’accoglienza elegante, simpatica e precisa ma certamente non esasperata.

Uno dei motivi principali per cui scrivo questo pezzo però è il seguente. Un bocconcino di ciauscolo al formaggio con un tappeto di composta d’arance, vicino ad una tartina o meglio uno “Yo-yo” di Fois Gras è una questione di coraggio per chi la propone e, per chi la degusta, scoprire che il ciauscolo, servito in quella maniera, trova un grandioso equilibrio di sensazioni al palato, è una piacevole scoperta, oltre che un momento di ritrovato orgoglio territoriale. Questa è la consapevolezza che, se ben fatte, le nostre eccellenze sono in grado di trasmettere grandi emozioni e, non temono nessuna nobile vicinanza francese perché sono impregnate della nobiltà d’animo di chi vive le campagne dove esse stesse vengono prodotte.  Il tutto accompagnato dallo Sciarr Rosè, una bella scoperta prodotta dall’azienda agricola di famiglia.

Comunque tutto il menù è stato un’altalena fra tradizione e creatività, uso di materie prime ineccepibili sotto molti punti di vista ed in assoluto, rispetto per la stagionalità, cosa non più scontata purtroppo. Dall’entratina oriental-marchigiana fatta di un rotolino di pasta fillo ripieno dei sapori di diverse carni nostrane sopra ad un tappeto di profumi dei campi e germogli di soia; quasi a richiamare simbolicamente il viaggio del maceratese Padre Matteo Ricci verso la Cina. La quaglia ripiena di carciofi era perfetta, così come lo spallino brasato di vitello e anche i primi eccellenti. Vini abbinati dal consiglio di Mario D’Alesio sono stati; il verdicchio dei Castelli di Jesi – Marotti Campi 2012 e il rosso Agontano 2008. Un sapiente uso della stagionalità e un gran rapporto fra qualità e prezzo.
In due parole. Bravi davvero.

Lascio il link al sito e i contatti:  MARCHESE DEL GRILLO Località Rocchetta Bassa 73, 60044 Fabriano (AN)  Tel. 0732.625690

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