La “non” politica.

Todo es politica - fonte Internet -

Todo es politica – fonte Internet –

Non faccio politica perché voglio rimanere onesto, almeno con me stesso, perché prima sei tu che vuoi cambiare le cose, poi, invece, è la politica che ti cambia.

Non mi butto tra quegli scogli perché non sai mai cosa puoi trovare a pelo d’acqua e non è codardia, sia chiaro, anche perché vorrei vedere voi se trovate dei piranha cosa fate, quindi la mia, semmai, è attenzione contro la disattenzione. Attenti!

Non voglio scendere in campo perché la partita è truccata. Non faccio politica perché non ho bisogno di un lavoro salvagente, quando non avrò più stimoli in quello che faccio ora, il cavalletto ce l’ho e i pennelli pure e…, anche la voce, le scarpe e ‘na chitara.

Non voglio salire ai piani alti perché più vai su e più puzza di marcio.

Non voglio occuparmi della cosa pubblica, perché c’è troppa proprietà privata e, oramai, anche la stessa coscienza della società è privata, sì, …ma di tutto.

Non mi candido, perché voglio rimanere pulito dentro l’anima, per poter guardare sincero e dritto negli occhi, chi immagini possa essere, tutta la tua vita.

Non voglio la politica, perché non c’è più un tessuto sociale adatto a costruire qualcosa di culturalmente attendibile.

Non voglio entrare nel movimento, per mantenere l’intimo piacere di poter mandare affanculo chi voglio e quando voglio.

Non faccio politica, perché sono Grillino, ma non seguace di Grillo, (ammetto che ci ho provato ma  i contenuti non ci sono). Sono orgogliosamente nipote di mio nonno (Gagliardi Giuseppe soprannominato Grillino, qui a Matelica) da molto tempo prima.

Non la voglio la politica perché i miei sentimenti li dichiaro a chi mi pare, quando mi pare e, senza costrizioni o occasioni di circostanza o convenienza.

Non entro in politica perché dentro questa merda ci siamo già tutti.

Non voglio diventare amministratore di alcun che, io allo spirito di servizio, sinceramente, non ci ho mai creduto.

Non voglio far politica perché non voglio essere un “cameriere dei banchieri” come quella generazione di politichetti poco prima della nostra, che ci hanno riempito di debiti. Mi domando come li paghiamo se siamo anche “Bamboccioni”? Rifilandogli dietro il vintage anni ottanta e novanta? Con la caciotta fetecchia di BimBumBam, con quella cosa che “sembra talco ma non è…” di Pollon, con i palloncini fatti di Cristal Ball oppure con le Reebook Pump che si bucavano sempre? Basta che non toccano la mia collezione di Puffi che, comunque, catalogo di valutazione alla mano, hanno tutti acquisito valore, e questa cosa è veramente incredibile.

Non voglio far politica perché alla fine oggi, Berlusconi, che vi piaccia o no, è lo specchio di un’Italia che sta andando a puttane e, lui è stato coerente, in questo!

Non faccio politica, perché mi piace sorridere alla vita e far sorridere, perché ho bisogno di essere innamorato, non di odiare o fare finta che, e poi chissà!? Quella tua voce onesta, gentile, dolce e sincera, mi ha trasmesso la forza di un’emozione che ti prende allo stomaco. Allo stesso tempo ho inteso, di fronte a questa semplice quanto disarmante energia che, l’andare dietro alla carriera, ai soldi, ai cerchi in lega cromati di una golf GT qualsiasi, all’arrivismo sociale, alle imposte messe anche sull’aria, al mutuo per un vestito firmato cucito a mano da cinesi o coreani, ai codici economici, a questo sistema utopico di capitalismo iperliberista del cazzo, ci sta letteralmente succhiando via l’anima, il cuore e la mente. Allora inizio ad interpretare e far propri i sentimenti positivi come la passione, l’amore per le piccole cose, la voglia di migliorare me stesso ogni giorno per vivere meglio io e gli altri. Se tutti poggiassimo su queste basi, potremmo far germogliare un sistema nuovo, una società vera ed evoluta perché capace di comprendere e far proprie, la sensibilità dell’animo, le emozioni del cuore e la razionalità della mente. Perché dentro la politica alla fine ci stiamo tutti, è inevitabile. E’ come stare dentro ad una città senza viverla (che in greco si chiama polis e non è un caso) nonostante percorsi e strade inutili o amministratori ignoranti.

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