Ecco cosa succede, perchè non ne parla nessuno

Le identità locali sono beni da coltivare e mantenere, ma sono fragili e diseconomiche. Un campo di un ettaro coltivato a granturco Quarantino a Treia rende un sesto di quanto possa rendere un campo coltivato a mais. Se coltivi grano di qualità Iervecella come succede a Recanati, anzichè  comprare cultivar dalle multinazionali, hai meno resa e più lavoro sul campo. Ma quelle sono cultivar da proteggere, perchè sono pezzi della nostra tradizione. A Fiuminata una pasticceria ha trovato l’intersezione di ingredienti giusti e calibrati per dare unicità ad un rinnovato valore enogastronomico identitario alla Crescia Sfogliata che rischiava di fatto l’estinzione. Sono parti della nostra cultura, sono anche fattori economici. Serve un riequilibrio, serve meno stress e più tempo per cercare spazi utili a riscoprire quello che è buono e quello che non lo è. Serve tempo per noi, per vivere meglio. Invece ti stringono in morse assurde.

La cosa più assurda di tutte però resta la seguente. Se uno cerca nel ristorante proprio di proporre queste cose, a prezzi umani, raccontandole ai clienti o anche alle istituzioni, viene preso spesso per un rompic… dai locali ma non dai viaggiatori o dai turisti stranieri.

Un giovane trentenne è un bamboccione, un pezzo da scartare uno da modellare secondo la coscienza dei grandi, o presunti tali dalla classe dirigente di oggi. Quelli che hanno svenduto la società alle banche, hanno gettato via i valori dei partiti tradizionali in politica dettati in Italia da Giolitti, De Gasperi, Togliatti, Sturzo, creando i “cartelli elettorali” o hanno trasformato in “manageriali” le missioni aziendali di imprenditori visionari e pragmatici come Mattei, Olivetti, Ferrari ecc..

Il marketing della politica e delle aziende oggi impoverisce la società, crea un sistema parallelo fatto solo di interessi esclusivi, di ricerca del fatturato, una società logora di valori perchè continuamente bombardata da messaggi assurdi, promozioni inutili e quant’altro. Un sistema economico che vacilla, e che semplicemente dovrebbe solo frenare.

Il problema è: “come la freni una macchina in corsa senza freni?”

Con la politica che ci manda tutti in discoteca o a raccontare le barzellette in piazza sponsorizzando percorsi illusori fatti solo per essere evidentemente e continuamente presi in giro? Non credo proprio. Dobbiamo iniziare a ricostruire la società e lo facciamo solo assieme, non delegando più le scelte ad altri, cercando di fare squadra, riflettere e dialogare, riprendere coscienza dei valori in ogni situazione. In Butan hanno avvicinato al parametro del “Prodotto Interno Lordo” la “Felicità Interna Lorda”. Un modo per umanizzare l’economia, che quantifica le merci ma non riuscirà mai a considerare la persona.

Io, nel mio piccolo ci provo anche se è estremamente difficile. Ma sono convinto che se non lo faccio, contribuisco a dare spazio a chi intimamente crede che la persona, l’essere umano può essere mercificato, non vale più nulla. La schiavitù prende forme moderne di controllo. Se non si sta attenti anche Internet può diventare una gigantesca arma a doppio taglio.

La proposta oggi non esiste, non esiste più, e la gente ne è intimamente consapevole e rassegnata. E’ una truffa ai danni della società, un appello dei falsi protagonisti, tuttologi o presunti tali che si appigliano al nulla pur di strapparti un voto.

In USA è successo un fatto storico, lo stato acquista una parte rilevante di GM che sta chiudendo i battenti. L’economia fordista sta velocemente esaurendo i suoi colpi. Siamo palesemente tutti schiavi delle banche e dei loro camerieri, la cosa grave è che nessuno lo dice più, siamo tutti assillati dall’ansia di dover fare qualcosa a ogni costo.

Ma per chi o per che cosa ?

Perchè dobbiamo essere afflitti da un sistema del debito che ci rende tutti schiavi?

Perchè viviamo in questa grande ipocrisia?

Perchè più si parla della persona, del valore della creatività umana e si vedono sempre meno artisti o artigiani in giro?  Perchè chi cerca di far sorridere, far riflettere o pensare debba essere continuamente messo al bando? Messo da parte escluso?

Forse sono solo mie paure, ipocrisie di uno che il mondo non lo capisce. Ma se il mondo deve diventare completamente governato dall’interesse, dal sistema del denaro invece che dalla passione, dalla creatività, dalla meritocrazia, dalla ricerca e dalla fantasia, io a questo mondo qua, se continua così, non ci credo più.

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4 thoughts on “Ecco cosa succede, perchè non ne parla nessuno

  1. Che belle cose che hai scritto. Sei davvero fortissima. Spero tanto che la gente abbia il coraggio di frenarla sta macchina …
    Spero che tutti insieme ci riusciremo.
    Comunque anche te non arrenderti mai.
    Oggi ho capito che devo andare avanti nonostante tutto.
    Fallo anche te.

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  2. Il punto non è contraddirti con argomentazioni valide, ma piuttosto cercare di elaborare da idee comuni una linea di condotta che possa portare a risultati concreti. Già in passato ti avevo accennato al fatto che secondo me l’unica strada per riprenderci in mano la nostra società, una società fatta di esseri pensanti e non di automi anestetizzati dal marketing e abbagliati dalle promesse dei nostri politicanti, la starda dicevo, sarebbe quella di ripartire da noi stessi. Trovare il coraggio di chiedersi cosa vogliamo realmente, cosa sia giusto o sbagliato. Mi chiedo se siamo più in grado di farlo. Sembra che tutti abbiano bisogno di input “illustri” per pensare. Ti guardi intorno e ti rendi conto che siamo una paese di “yes men”, i più per paura, altri per necessità e in pochi, e di questo ne sono pienamente convinta, solo in pochi per un credo e una ideologia reale. E’ vero che c’è una scarsa consapevolezza dei produttori stessi ma è anche vero, che in questo momento di crisi profonda lo stesso produttore è posto davanti ad una scelta difficile…seguire la sua strada, quella in cui crede ma fatta di sacrifici, impervità e incertezze o uniformarsi alla massa per arrivare a fine mese.(che poi a fine mese ci arrivi?!).
    Una macchina in corsa senza feni si ferma in due modi…o addosso a un muro o una volta esaurito il carburante! Basterebbe capire che il carburante siamo noi e potremmo fermarla quando vogliamo…insieme! Io da quella macchina sono già scesa e come me e te tanti altri. Magari chi è rimasto lì dentro ora ha l’illusoria certezza di andare più veloce ed essere una spanna avanti agli altri, e lo credo bene! ma quando quella macchina si fermerà, in qualunque modo accada non ne resterà nulla, e a quel punto vedremo cosa avranno da dire su chi è riuscito invece a rischiare saltando fuori in corsa! E’ dura, lo so ma è la strada giusta. Si sbaglia, si cade e ci si rialza. Te lo dice una che continua a farlo da una vita e questa mattina ha preso l’ennesima bastonata! ma proprio per questo non mi fermo. Lo devo a me stessa, lo devo alle persone che amo, a mia figlia e ai bambini come lei che non sanno ancora cosa sia questo mondo e già si ritrovano sulle spalle un debito lasciato da noi “brava gente” di oggi. Un debito che non è solo quello quantificato in soldoni ma anche inteso come invenstimenti non fatti in strutture scolastiche, tagli alla sicurezza e tutto il resto. Non ci si può fermare…non ci si deve fermare…vai avanti!
    Le grandi idee e i grandi uomini si vedono sulla distanza e non nell’ illusione effimera che quotidianamente ci viene sbattuta in faccia.

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  3. La lotta per la promozione e la valorizzazione delle eccellenze e delle peculiarità del territorio è assolutamente giusta e motivata!!! Vai avanti tieni duro!
    Temo però che spesso il problema di fondo sia la scarsa consapevolezza degli stessi produttori dell’unicità del loro prodotto e la mancanza di preparazione su come farsi apprezzare…. se poi aggiungiamo la testardaggine della nostra gente che vede sempre e comunque in chi prova ad aiutarli qualcuno che li vuole fregare, ecco il patatrac…
    Santa pazienza Marco, vai a vanti per la tua strada, vedrai che è vincente…..

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