Ho coniato un nuovo nome: “identitalizzazione”

globalizzazione

La globalizzazione è bellissima… un’idea meravigliosa sta prendendo piede nel mondo: basta con la guerra, basta con le barriere tra gli stati, un’unica legge valida in tutto il pianeta e interessi talmente intrecciati da rendere impossibile nel futuro lo scoppiare di una guerra. La globalizzazione è una rivoluzione straordinaria, resa possibile da internet…basta con i dazi e le dogane…”
Con il WTO vengono i nodi al pettine, perché “per le grandi multinazionali influenzare le scelte di un unico governo mondiale è più facile e più economico che aver a che fare con 150 autorità nazionali” (Dario Fo e Franca Rame).

Infatti se da una parte il fenomeno fa emergere l’apertura degli orizzonti di culture diverse dalla nostra, il policentrismo, lo scambio mondiale delle informazioni, la riduzione del principio di sovranità degli stati-nazione, la riscoperta della cultura locale, una ridefinizione di organizzazioni come l’O.N.U. e il crollo del “provincialismo”.

Tuttavia lo stesso considerato in tutte le sue sfaccettature comporta un mutamento sociale che racchiude aspetti negativi e problematici. Aumenta la concentrazione del potere; c’è una rischiosa tendenza di processi di massificazione ed omologazione culturale anche favorite del consumismo; aumenta il monopolio dei sistemi d’informazione e di comunicazione; ci sono fenomeni di perdita dell’identità, di sradicamento culturale di delocalizzazione; nuove forme di razzismo e di xenofobie in società come la nostra con un retaggio storico di tolleranza rispetto alle diverse etnie presenti sul territorio; l’idolatria del mercato ed un nuovo darwinismo sociale spingono verso l’incertezza della relazione tra individui che sembra favorire nuovi fondamentalismi di affidamento a capi carismatici per combattere il senso d’insicurezza che deriva da un individualismo esasperato. Credo proprio che di senso di insicurezza ne abbiamo molto tutti quanti perché se pensiamo ai nostri leader; Berlusconi, Prodi…e tutti i compari in parlamento, comuni e regioni e soprattutto a me viene il ribrezzo a vederli come fanno i leader.

Bando alle “ciance”, in fondo sono questi gli elementi principali che dovremme tenere tutti in considerazione anche se non lo facciamo quasi mai. La leva culturale di ognuno di noi sarà l’ago della bilancia di questa epoca secondo me.

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