Feeds:
Articoli
Commenti
Panorama di Fiuminata

Panorama di Fiuminata

Nascosta fra i monti, divisa in piccole frazioni dai vicoli acciottolati e dai bianchi campanili, Fiuminata si svela ritrosa agli occhi del visitatore. Niente lapidi di garibaldina memoria o eroi; passeggiando per le vie del paesino scorgi l’anima della storia fatta dalla gente comune, la timidezza e la modestia nel raccontarsi. Proprio quello che succede nella pasticceria i “Sapori della Tradizione”, gestita tempo fa dalla signora Anna che oggi ha lasciato il posto a due giovani, salvando la memoria della tradizione nel fare con maestria artigianale questo dolce antico, “La crescia fogliata”.

Daniele prepara la "Crescia Fogliata"

Daniele prepara la "Crescia Fogliata"

Un impasto fatto con miscele di farina e acqua sapientemente dosati affinchè possa risultarne una sfoglia sottilissima, che una volta cotta al forno diviene friabilissima. Si riempie di frutta secca, uva passa, pezzetti di mela e zucchero. Con abile sapienza artigianale oggi Daniele, con l’aiuto di un canovaccio (che la tradizione vuole di lino), arrotola su se stessa la sfoglia fino a farla diventare una spirale che, zuccherata in superficie e cotta in forno, diviene “Crescia Fogliata di Fiuminata”. La sua storia in realtà si perde nella notte dei tempi, di fatto ogni famiglia ha il suo personale ingrediente segreto. Nel dialetto delle frazioni limitrofe si chiama anche “Lu Rocciu” o “Torcigliò”. L’usanza vuole però che le prime “Cresce Fogliate” siano nate a Laverino, altra frazioncina del paese, (luogo interessante anche per una varietà di fagioli e una sorgente di acqua minerale), con una sfoglia fine e ripiena solo di poche cose come uva passa, zucchero e anice. Venivano poi stese sopra i letti per far asciugare la pasta che veniva poi arrotolata con le lenzuola. Ancora oggi su prenotazione è possibile trovare questa antica e povera variante della “Crescia Fogliata”.

Informazioni: “I Sapori della Tradizione” Via Matteotti, 22

Fiuminata (MC) – Tel. 0737.54652

attraversamento ubriachi

pericolo! ...attraversamento ubriachi

Oggi non scrivo io, ma inserisco un “bel pezzo “di un ” brutto comunista”. Leggetelo, io lo condivido in pieno. Lo metto perchè ho visto nella lettera una critica interessante alla società che vive nelle nostre zone. A proposito non iniziamo a far discorsi tipo “soliti comunisti” ecc.

Il 5 agosto scorso ad Esanatoglia è entrata in vigore l’ordinanza del Sindaco Pizzi che vieta la vendita o la somministrazione di bevande alcoliche dopo le ore 24 a persone di qualsiasi età. Nell’ordinanza vi è scritto che tale provvedimento si è reso necessario a causa della “situazione di degrado ambientale” e del “grave condizionamento della qualità della vita”. Giudichiamo un provvedimento di urgenza di queste dimensioni, inadatto come risposta alle serie problematiche giovanili relative all’abuso di alcool, ed inadeguato per una cittadina di circa 2000 abitanti.
Per affrontare con serietà il problema, bisognerebbe iniziare a dire che i ragazzi escono da casa, nella maggior parte dei casi, già con la chiara idea in mente di bere bevande alcooliche e che i bar non sono luoghi di perdizione dove si viene travolti dagli eventi …, anche se questo alle famiglie non piace.

Usare la proibizione e la repressione in modo unilaterale non elimina il problema, ma lo nasconde, creando un mondo sommerso non visibile, ma ben più pericoloso.
In un piccolo paese come Esanatoglia, consentire al ragazzo sopra i sedici anni di bere in luogo pubblico, vuol dire lasciarlo all’interno di una comunità dove diverse realtà si incrociano, fungendo esse stesse da limite, inducendo una minima forma di autocontrollo; inoltre l’importanza del bere è subordinata al momento di aggregazione (“Vado al bar per stare con gli amici e bevo”). Indurre il ragazzo ad auto emarginarsi in luoghi lontani dalla comunità, vuol dire lasciare il gruppo in balìa di se stesso, inoltre il bere assume lo scopo primario dell’aggregazione (“Vado in quel luogo con gli amici per poter bere”), facilitando il passaggio dall’uso all’abuso cronico.

Per quanto riguarda i maggiorenni, il provvedimento, se non preso in larga scala territoriale, oltre che insensato è addirittura irresponsabile. Pensate a quante persone non rinunciando a farsi un altro bicchiere, migreranno dopo la mezzanotte nelle cittadine limitrofe, in special modo Matelica, così non avremo solo gente alticcia o ubriaca in giro per le vie, ma alla guida di un auto. Nell’ordinanza si parla di salute, sicurezza ed incolumità pubblica… non ci sembra questo il modo migliore per tutelarla.

La crisi che attanaglia la zona del fabrianese colpisce già le attività economiche come bar, pizzerie e ristoranti. Come può non essere un deterrente per i clienti di tali esercizi, il fatto di non poter bere neanche la classica “birretta” insieme alla pizza dopo la partita di calcetto con gli amici il venerdi sera o in altre occasioni? Perché uno dovrebbe spostarsi dalle cittadine vicine sapendo di andare incontro a tali limitazioni, andando dove non è possibile prendere nemmeno il classico “ammazzacaffè”?

Fra le varie giustificazioni date all’ordinanza in questione, vi è il fatto che alcuni ragazzi in preda all’effetto dell’alcool, nelle ore notturne darebbero luogo a schiamazzi. Non sarebbe più logico intervenire sullo sparuto gruppo che produce tali schiamazzi piuttosto che sull’intera popolazione che, se pur senza colpe, vede così lesa la propria libertà individuale? O forse vale il concetto “punirne 2000 per educarne 30?

Questa ordinanza non sarà ne giusta ne appropriata, ma sicuramente è conveniente dal punto di vista politico. Qualora l’ordinanza, come spesso succede in questi casi, non venga rispettata, tutto continuerà nella norma, la gente quasi la dimenticherà, ma chi la emessa ha già avuto spazi sui quotidiani locali e nazionali come paladino della politica proibizionista che imperversa nel nostro Stivale, anche se a discapito dell’immagine di una cittadina che invece avrebbe bisogno di ben altra pubblicità.
Qualora l’ordinanza venga effettivamente applicata, gli abitanti del luogo disturbati da quel fatidico degrado ambientale diranno: “finalmente pace e tranquillità, hai visto che bravo chi ha emesso quell’ordinanza, non ci sono più ragazzi col bicchiere in mano per le vie del centro (che conta poche case)” non facendosi però un’altra domanda, riguardo quei giovani che rifiutano di pensare possano essere i propri figli o nipoti: “ma se ‘sti ragazzi non stanno nel nostro piccolo borgo e neanche a casa…., ma ‘ndo stanno?”

Il percorso per un allontanamento della gente dall’abuso di bevande alcooliche è più complesso, ma in borghi delle dimensioni di Esanatoglia, l’amministrazione comunale, a nostro giudizio, potrebbe raggiungere ottimi risultati, se cambiasse atteggiamento riguardo al problema. Bisogna preoccuparsi di creare contesti aggregativi alternativi allo “sballo”, con formazioni associative ed eventi, che non rileghino il ragazzo con età a rischio in un ruolo marginale, ma al centro delle attività, cercando di andare incontro alle sue aspettative. Utilizzare lo sport, la musica, le attività culturali, chiedendo partecipazione e non solo presenza, ci sembra possa essere un grosso passo avanti.

Sandro Carucci
Comunisti Italiani
Segr. Matelica-Esanatoglia

In questo periodo alterno lavoro e cinema (ci sono produzioni meritevoli in questi giorni nelle sale). Infatti da quando con Luca ci siamo messi in testa di scrivere un qualcosa in grado di poter raccontare la nostra terra, spesso giriamo alla scoperta di luoghi fortunatamente incontaminati e splendidi a due passi da casa. Ieri si è fatto un vero e proprio tuffo nella natura, la nostra meta è stata il Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Sicuramente la scelta della giornata non è stata vincente visto il tempo, tuttavia il fascino misterioso

"La brina sui Sibillini verso Macereto"

"La brina sui Sibillini verso Macereto"

dell’appennino in questa riserva naturale resta sempre entusiasmante. Il santuario di Macereto e la sua zona circostante è uno spettacolo anche con un tempo sciocco come quello che è capitato a noi. Uomo e natura, una convivenza importante anche se ricca di virtuosi e paurosi contrasti. Viaggiando per la parte maceratese del Parco o prendendo notizie da una responsabile, Maria Laura Talamè che ringrazio per la sua competenza e la gentilezza con cui ci ha fornito notizie interessanti, appare evidente quanto sia importante convivere in connessione con un sistema naturale che deve essere vissuto e rispettato allo stesso tempo. Il misterioso fascino della natura dei Sibillini, quei monti descritti da Leopardi come “Monti Azzurri”, tracce lasciate da una storica convivenza con l’uomo che oggi sembra ancora volerli abbandonare nonostante le tecnologie possano renderne sicuramente più facile la vita rispetto a un tempo, la stupidità di chi ancora non riesce a capire cosa voglia dire vivere la montagna, in contrasto alla gentilezza rozza ma speciale di quei marchigiani che vivono queste zone innamorati di tutte le leggende o le tradizioni di cui trabocca ogni pendio, mi ha dato modo di vivere una giornata ricca di piacevoli contrasti.

"colori lucenti sotto un leggero velo di ghiaccio"

"colori lucenti sotto un leggero velo di ghiaccio"

Da una parte sono rimasto un po’ affranto per le potenzialità e le economie sociali possibili proprio scavando dentro al sogno evocato da questi luoghi e dall’altra orgoglioso per questa terra e la sua straordinarietà. Mi viene in mente l’ultimo film di James Cameron, forse perchè l’ho visto l’altro giorno in 3D? Oppure perchè in effetti mi sono sentito un po’ come un avatar che impersonalmente (e questa è un’autocritica) si aggirava a cercare notizie di quei luoghi. Vai a sapere come ti prendono certi flash! Comunque per me ci sta tutto il messaggio “new age” del film. Pandora è un pianeta dove i suoi abitanti vivono in stretto contatto con la natura, un intero nuovo mondo di piante incredibili, giganteschi animali simil preistorici, montagne sospese, alberi che raggiungono il cielo, esseri viventi di colore blu e alti tre metri, a metà tra gli alieni e gli indigeni, tutti tra loro in grado di comunicare con una “connessione biologica”, tutti inseriti in questa evidente rete creata dalla loro ” Madre Natura” che permette di scambiare flussi di energia. Il rapporto con la natura per i NaVì (questo è il nome degli abitanti di Pandora) è chiaro a tutti ed assoluto grazie a queste “lacci biologici”. Gli umani risultano invece continuamente irrispettosi ed ignoranti, vanno su Pandora a saccheggiare risorse senza lasciare nulla in cambio. Alla fine però vengono sconfitti e ricacciati sulla Terra. Io nel mistero della “Sibilla”, su quei “Monti Azzurri” ho scorto la necessità di una “connessione” terrestre fra l’uomo e la natura, un legame da rinsaldare anche al di fuori dei confini di queste nostre meraviglie, in prima persona, non come degli avatar.

Vi sembra un legame forzato?  Per me assolutamente no!

La locandina del film "AVATAR"

La locandina del film "AVATAR"


"?" di Enea Frqancia

"?" foto di Enea Francia

La crisi è data da una grande dispersione delle persone intelligenti. Ecco quali sono i principali fattori che generano, secondo me, i più grandi problemi di oggi. Nessuna programmazione (tranne quella cinematrografica n.d.a.), tutto affidato all’economia di mercato, a qualcosa che, senza rendercene conto, ci fa solo correre come pazzi. Allora ecco che salta la “meritocrazia” saltano i rapporti umani, ai quali non si da più peso per correre sempre più affannossamente senza un traguardo. In questi giorni ho avuto modo di vedere il film di Carlo Verdone “Io loro e, Lara” che ha fatto il pieno nelle sale. Ho visto anche “Il mondo dei replicanti” con Bruce Willis. Il primo sicuramente più interessante del secondo che, comunque, nonostante la dimensione fantascientifica, passa un messaggio (o per lo meno a me è sembrato così) che in qualche modo lo lega al film di Verdone. Il totale distaccamento della società a se stessa. Da una parte un prete che tornato dall’Africa, parla delle sue crisi di fede e non se lo fila nessuno, dall’altra la vita degli esseri umani data in delega a macchine, che per comodità, fanno tutto al posto nostro.  Proprio tutto. Una vita vissuta in terza persona, come se non ci appartenesse. E’ lo specchio della società di oggi dove oramai troppo spesso le migliori risposte sono le frasi fatte. Le cose si fanno solo “perchè di moda” o “perchè così va il mercato”. Credo che in generale non si sia mai vissuti con questa esasperata approssimazione, con uno spirito del “fare tanto per fare” troppo spesso senza senso, senza un obiettivo. Prendo ad esempio il mio paese Matelica dove durante le feste natalizie, campeggiava in piazza una pista di pattinaggio sul ghiaccio. Senti in giro e scopri che tantissimi l’hanno criticata. Non voglio essere anche io del gruppo dei disfattisti, ma siamo sicuri che non era possibile per quella “pista” un’altra location? Oppure un’estetica migliore magari, oltre al pensare di far qualcos’altro meno impegnativo… anche perchè poi il ghiaccio è toccato smontarlo a picconate. Allora mettere un Babbo Natale in piazza a dar regali ai bambini no? Natale è il sogno per eccellenza. Natale è raccoglimento. Natale non è ne Las Vegas con feste di Capodanno (omissis) in palazzi, magari pubblici, ne tantomeno la bruttacopia del Rockefeller Centre. Cose buttate lì senza un senso estetico, senza considerare incidenze con la bella architettura del centro storico, con il traffico, con il passeggio e perchè no, anche con la dimensione della piazza intesa come luogo d’incontro. Lo stesso per la copertura dei mosaici in mezzo al corso; sopravvissuti per millenni sottoterra, a solo un mese dall’apertura iniziano a colorarsi di riflessi verdognoli e riempirsi di cartacce. Una società colma di un provincialismo esasperato. Scusate la vena pessimista ma sinceramente non ne posso più di vivere in una città che oramai sembra aver delegato la logica del ragionamento a chissà chi. Ho letto da poco “La Deriva” di Stella e Rizzo, un libro coraggioso e interessante. Purtroppo vedo che quasi dappertutto, tranne qualche eccezione, si lavora con una logica logorante che gli autori descrivono in maniera accademica. Istituzioni che danno risposte piene di frasi fatte, fanno addirittura spot con le frasi fatte. Nel caso che voglio accennare si tratta della migliore accezione letterale poiché l’oggetto è la poesia di Leopardi, proprio perchè scritta tempo addietro è appunto una serie di frasi già prodotte e pronunciate oggi molto male in italiano nella pubblicità in cui recita Dustin Hoffman per la Regione Marche. Mi ricorda tanto Alberto Sordi nel film un americano a Roma. “…a spring entra l’applauso… è matematico ragazze…”. Il problema è che con quello spot l’applauso non è entrato proprio come succede nel film di Sordi. Costato, si dice, quasi un milione ottocentomila euro, credo che la gente abbia voglia di rispondere a chi fa ’ste cose come il grande Albertone a chi gli faceva la pernacchia “…ormai hai ventunanni credo sia proprio il caso che tu sappia di chi sei figlio!” Commentate !!!



Ecco Fabrizio nella sua Bottega. (questa bella foto l'ho presa dal suo profilo)

Ecco Fabrizio nella sua Bottega. (questa bella foto l'ho presa dal suo profilo)

…e le sue sculture luminose

Un filo sottile che unisce l’artigiano all’artista. Ho avuto occasione di scambiare due parole con Fabrizio poco fa su Facebook, lui mi raccontava di voler far emergere più la sua natura artistica che quella di semplice artigiano. Voglio dirgli qui, anche se io non son nessuno per permettermi una critica, che fa bene a sviluppare, come ha sempre fatto fra l’altro, la sua creatività artistica. D’altronde non a caso l’artigiano e l’artista hanno in comune la radice del nome (ars = arte). Tempo fa scrivemmo più o meno questo assieme ad Eleonora Ciaralli sul manualino edito da Confartigianato Turismo “Terra di Protagonisti”. Oggi proprio lui dice, “…mi do di più all’arte!”  risposta mia “Bravo fai bene, hai coraggio, t’invidio! In bocca al lupo!”

Una sua lampada di marmo.

Una sua lampada di pasta di marmo.

Evanescenti Luci della Ribalta

Evanescenti Luci della Ribalta

Quando entri nella sua bottega di San Severino Marche balzano all’occhio le lampade filigranate. Scopri che quella “filigrana” in realtà è polvere di marmo. Stupefacente è la grazia nei giochi di luce che si riescono ad intravedere in quei pezzi sottilissimi e fatti uno ad uno da lui.  Già a parlare con Fabrizio scopri la sua passione per l’arte scultorea, riempiva casa da piccolo, mi ha raccontato, con enormi figure di cavalli e cavalieri che in certi casi non uscivano dalla porta. Senti di professori che gli chiedevano “per avere successo” di abbandonare la sua passione per il figurativo. Ma lui da vero artista ha inventato uno stile ispirato alla mimica di Decroux. Alla faccia di abbandonare il figurativo… Inizia i primi lavori nelle fabbriche che producevano oggetti in argento, e poi in proprio, nel 1994, con l’apertura della sua Bottega. Tanti gli oggetti creati, dalle piastrelle in metallo, ai complementi di arredo, alle lampade in pasta di marmo. Fra le sue sculture intessute di luce spuntano sinuose figure di donna dal volto velato, modellate con la creta. “Quelle fanno parte del mio essere artista!” Ultime creazioni le “Evanescenti luci della ribalta” una serie ispirata appunto all’attore francese Decroux, considerato il padre del mimo moderno.

Fabrizio Savi lavora a San Severino Marche via Garibaldi, 12

www.fabriziosavi.com – Tel. 0733.638975

nella foto: Gianna Prapotnich, Marco Costarelli, Luigi Berlinguer

nella foto: Gianna Prapotnich, Marco Costarelli, Luigi Berlinguer

VERONA – “La musica stimola la partecipazione aumenta l’impegno, provoca la gioia.” Sono queste le parole di Luigi Berlinguer pronunciate ieri alla conferenza nazionale della manifestazione Job Orienta di Verona. “Con il fare musica il cervello ci guadagna perché vengono messi in gioco elementi fisiologici importanti.” Ha continuato l’onorevole europarlamentare e Presidente per il Ministero della Pubblica Istruzione del Comitato nazionale per l’apprendimento pratico della musica. “La musica crea reddito sociale, contribuisce a far acquisire all’individuo una visione positiva della vita; suonare aumenta la produttività intellettuale, aumenta evidentemente la coesione sociale, costituisce una valvola di sfogo necessaria per ogni individuo. La musica aiuta a costruire una società migliore. Il comitato nazionale per l’apprendimento pratico della musica offre la collaborazione e continua ad esercitare la pressione politica su tutti i fronti come unico modo per difendere la musica in tempi di crisi come questo.” Un intervento davvero interessante, qui riportato in stretta sintesi, per tutti gli appassionati di musica, gli addetti ai lavori e soprattutto per i docenti. Una conferenza davvero importante che ha centrato l’obiettivo di far capire cosa voglia significare fare musica nella scuola. Fare in modo che l’approccio alla musica possa essere favorito già nella scuola dell’infanzia. La musica è una delle arti di quello che in tempi antichi era chiamato “quadrivio” e deve avere il suo posto ed i suoi giusti metodi di insegnamento all’interno dell’istituzione scolastica.

In questo contesto la Rassegna “Musica della Scuola” che vedrà nel 2010 le sue giornate finali durante la settimana nazionale della musica, precisamente dal 5 al 8 maggio, è stata presente alla manifestazione di Verona grazie all’impegno della referente dell’Ufficio Scolastico Regionale Gianna Prapotnich. Grazie a questa partecipazione è stato possibile poter avere un brevissimo confronto con il Prof. Berlinguer che si è mostrato lusingato nel ricevere la targa della rassegna (nella foto: Gianna Prapotnich, Marco Costarelli coordinatore dell’evento, e l’onorevole Luigi Berlinguer). Targa donata dallo staff della manifestazione poiché fu lo stesso onorevole da Ministro della Pubblica Istruzione ad elaborare l’ambiziosa idea dell’autonomia scolastica, a dare il “LA”, (e qui è proprio il caso di dirlo) alla possibilità di tracciare una strada educativa nuova coinvolgendo gli studenti al raggiungimento di obiettivi ben delineati, aprendo le porte alla cosiddetta “scuola dei progetti”. In questo senso la rassegna matelicese è stato il primo evento in Italia a prendere al volo il senso principale dell’autonomia, modificando il regolamento nel senso della valutazione diretta dei progetti presentati dalle scuole, diventando, di fatto, per molti istituti di cultura d’Italia un punto di riferimento dove poter presentare le loro iniziative, mostrare il lavoro di educazione attraverso la musica, un momento di confronto e di crescita fra i progetti elaborati da tutte le scuole d’Italia. Alla manifestazione di Verona la rassegna ha raccolto l’interesse alla partecipazione per l’evento 2010 di diverse istituzioni scolastiche. L’evento quest’anno vedrà il coinvolgimento di scuole anche dall’estero poiché il 2010 è stato proclamato dall’Unione Europea l’anno della inclusione fra i popoli. L’organizzazione auspica un più interessato coinvolgimento da parte delle Istituzioni locali, primo fra tutti il Comune di Matelica.

Articoli precedenti »